La storia di Fabrizio Ventura

La storia di Fabrizio Ventura

Sono Fabrizio Ventura, ma da subito, Ottobre 1969, età 3 anni e sei mesi, ribattezzato Arcibaldo da Padre Berardo. Entrai nel coro prendendo mia mamma per sfinimento perché in casa canticchiavo di continuo.
L’unica quasi audizione che ricordo mi fu fatta da Mariele al numero 11 (se ricordo bene) di Via Guinizzelli (dove c’era la scuola per intenderci) e consistette nel seguire con la voce 5 o 6 note suonate al pianoforte. Tutto lì. MI piacerebbe dire che bastarono quelle poche note per dimostrare in modo inequivocabile il mio talento, ma in realtà ritengo che l’audizione si interruppe perché l’orecchio raffinato di Mariele non poteva sopportare ulteriori strafalcioni canori.
Per l’innato spirito competitivo della stessa Mariele  e la sua evidente vocazione a voler vincere le cause perse, fui arruolato in pompa magna nel coro, dove rimasi fino al 1976.
La mia prima fatica discografica mi consentì di entrare nel Guiness dei primati. Se ricordo bene, infatti, per incidere “Per un bicchier di vino”, un’allegra canzoncina che aveva una parte da solista della durata di non più di due minuti, costrinsi tutti gli operatori ed una disperata Mariele (che invocava l’aiuto di San Giobbe ed io interruppi la strofa della canzone per chiederle durante l’ennesima registrazione chi fosse codesto “sangiobbe”) a lavorare per oltre sei ore (ma forse furono di più). L’esasperazione che riuscii a causare in tutti i presenti fece scaturire un libricino intitolato “Arcibaldo, 2 personaggi ed una canzone”, dove queste infauste gesta sono descritte nel dettaglio, al fine potessi vergognarmene per tutta la vita.
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Ricordo la mia partecipazione allo Zecchino d’Oro (nel 71 direi) cantando Baciccia il Pirata (giungendo secondo, almeno credo). Ricordo il viaggio in Israele, i pellegrinaggi in Umbria i tantissimi concerti in giro per l’Italia e non solo, le interminabili trasmissioni televisive corroborate da estenuanti matches a calcio (con palline di carta) nelle pause tra una registrazione e l’altra. Ricordo personaggi famosi come il mio mito Beppe Savoldi, Johnny Alberto Cecotto, Rascel, Al Bano, Aba Cercato (il mio primo amore), la Zanicchi, il grandissimo Corrado, Steven Schlaks e tanti tantissimi altri. Ricordo gli spot televisivi, pigiami, biscotti, cera per pavimenti eccetera eccetera.
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Ricordo i tanti grandissimi amici che hanno accompagnato la mia infanzia, primo tra tutti Giacomo Calzolari e poi Kikko Scalvini, Carlo Cuccu Muzzarelli, Massimo Petrucciani, Luca Samaroli, Lorenzo Lanzoni, il compianto Luca Tamagno Castiglieri, Andrea Giacometti, Massimo Rustici e tanti altri ancora. Ricordo anche quasi tutte le bimbe di allora (megere di oggi), ma non ne nomino alcuna per paura di fare dimenticanze e scatenare quindi vendette totali :). Devo però confessare che alcune delle succitate bimbe-megere mi furono molto care allora e mi sono molto care oggi.
Ricordo il mio “creatore” Padre Berardo, Padre Gabriele (anticonformista anche più di me), la cara Liliana, il fantastico Aldo, GB Martelli,
Ricordo la severità di Mariele ma anche il suo sorriso luminoso.
Ecco, direi che i miei sette anni all’Antoniano possono essere riassunti in un unico, lungo , gioioso, grande sorriso. Quello che ho cercato di portarmi dietro tutta la vita e quello che cerco di trasmettere a mio figlio, ormai quindicenne.”
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