Viva Hagi Firuz!!!

Viva Hagi Firuz!!!

A SPASSO PER L’IRAN di Luciana Boriani (Direttrice del coro “Vecchioni di Mariele“)

Per 2 settimane mi sono allontanata dai miei Vecchioni, lasciandoli agli amorevoli e super qualificati  insegnamenti di Massimo Petrucciani (stiamo cercando di ristudiare “Il Cantico delle Creature”, meraviglioso e complicatissimo pezzo del repertorio di Mariele), per fare un viaggio in Iran, paese che da anni volevo visitare, ma non se ne era mai presentata l’occasione. Dopo aver visto Teheran e preso un aereo per Kerman, città a sud-ovest del paese, con un gruppo di 10 amici abbiamo risalito la terra iraniana zigzagando con un pullman, percorrendo più di 2000 km e visitando varie regioni e città (Raien, Shiraz, Yazd, Esfahan, Kashan, Qom). Durante il viaggio, emozionata per le bellezze visitate, dalle moschee agli hammam, dai giardini pubblici ricchissimi di fiori ad importantissimi siti archeologici (es. Persepoli), da antichi palazzi reali ai caravanserragli nel deserto, da  montagne innevate a coltivazioni di fichi, pistacchi e zafferano, mi è venuta l’idea di rispolverare la canzone che ha rappresentato l’Iran al 20° Zecchino d’Oro (1977), “Hagi Firuz”, e di insegnarla ai miei compagni di viaggio. Quindi, dopo aver richiesto parole e musica alla povera Carlina, che prontamente me le ha inviate, ho cominciato a ripetere ai miei amici la canzone, riga per riga, anche nella parte in Farsi, la lingua iraniana, durante i lunghi tragitti in pullman. Hagi Firuz è un personaggio di fantasia legato all’inizio della primavera, un omino nero vestito di rosso, con un cappello a cono, che gira per le città con un tamburello per annunciare la fine dell’inverno e l’inizio del periodo dei fiori, delle rondini, del tepore. Durante il viaggio siamo stati accompagnati, per 4 giorni, da un operatore di una emittente televisiva iraniana per un servizio sul turismo in Iran, che ci ha ripreso più volte mentre ci esercitavamo ad imparare la canzone.

Quindi, arrivati ad Esfahan, la meravigliosa città dei fiori, siamo riusciti a cantare in un luogo particolare, un ponte antico (quello di Khaju) sotto i voltoni del quale, la sera o la mattina, si riuniscono vari gruppi di persone a cantare canzoni di vario genere, da quelle patriottiche a quelle moderne, o quelle tratte da opere famose. Così, un venerdì mattina, giorno festivo in Iran, ci siamo mischiati ad un gruppo canterino ed abbiamo intonato il nostro canto in iraniano, a loro ben noto, che hanno condiviso con noi con voce e battiti di mani.

Inoltre, abbiamo avuto l’opportunità di intonare  “Adeste fideles” all’interno della chiesa (simile ad una piccola Cappella Sistina) della Comunità Armena che vive in quella città. Devo dire che, di tutto ciò che ho visto di bello, la cosa che mi ha colpito di più è l’estrema cordialità del popolo iraniano, la disponibilità a darti una mano, la voglia di scambiare chiacchiere con noi, di offrirci un tè o dei pasticcini durante i loro picnic all’aperto, di condividere dei loro momenti di vita, di festa, come un matrimonio, o anche di lutto, come una cerimonia in ricordo di un defunto, che abbiamo vissuto all’interno di una moschea, con condivisione di tè e di cibo. Viaggio meraviglioso, che mi ha dato tanto e che vorrò ripetere in futuro per ampliare le conoscenze di un popolo e di una terra che fanno schiudere il cuore come il bocciolo di un fiore. Viva Hagi Firuz!!!

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