Rinascita a Primaveranda con sette chili di farfalle (nello stomaco…)

Rinascita a Primaveranda con sette chili di farfalle (nello stomaco…)

L’ultimo concerto del coro, risaliva a sette mesi fa e per chi cantare diventa un’esigenza, era veramente tanto tempo, troppo. Qualche mese fa, Claudia, una corista dei Vecchioni di Mariele, ci ha proposto di partecipare con un concerto a Primaveranda, una manifestazione storica nel suo paese. Fino all’ultimo momento le circostanze remavano contro: dalle condizioni metereologiche instabili, alla sorpresa dell’ultimo momento di ritrovarci a cantare senza un impianto stereo nella piazza del paese. Dopo varie vicissitudini, Claudia ha trascorso una domenica adrenalinica tra telefonate, sopralluoghi e tanta inventiva ma fortunatamente, grazie alla collaborazione di Cristina e Massimo (che oltre ad essere corista, suona in una band e ci ha prestato il suo impianto), lunedì pomeriggio il coro era pronto per iniziare il concerto, schierato sui gradoni di Piazza Filopanti a Budrio.

Le prove che sarebbero fondamentali, non sono state possibili, poiché si svolgeva una festa in maschera nella piazza gremita di bambini, coriandoli e allegria.

Facchinaggio artistico

Oltre a Massimo, alcuni mariti sono stati fondamentali per trasportare le casse, montare cavi e sistemare i microfoni, ricordandomi con tenerezza “il facchinaggio artistico” di un tempo che facevano i nostri genitori quando giravamo col Piccolo Coro, una sorta di passaggio del testimone…Nel pubblico di fronte erano presenti alcuni amici e parenti come le mamme di Sissi, di Simonetta, di Massimo, il fratello di Cinzia, la sorella super colorata di Giacomo con l’immancabile cagnolina Lilli, varie cugine e chissà chi altri, che ci davano coraggio e calore tra incitazioni e sorrisi mentre, come la primavera, stavamo rinascendo come coro, proprio a Primaveranda nella 33a edizione (e pare che il numero 33 simboleggi proprio il risveglio spirituale…). Il sole baciava solo un terzo dei coristi, il vento giocherellava con le nostre divise e le nuvole ballavano lentamente facendo temere un acquazzone da un momento all’altro, così abbiamo anticipato il concerto di un quarto d’ora per paura di non riuscire a finirlo … Claudio al mixer, Alfredo alle foto e via con la scaletta delle canzoni. Giacomo ha presentato le canzoni leggendo e improvvisando e nonostante il suo invidiabile autocontrollo, si capiva che era emozionato e “sette chili di farfalle” nell’annunciare “Il caffè della Peppina” ne è stata la prova più lampante! Abbiamo cantato faticosamente perché la musica era bassa e il microfono aveva un suono orrendo ma pare che il pubblico fosse entusiasta considerando che tutti rimanevano ad ascoltarci e la risposta più evidente è stata sul medley folk in cui una vecchietta senza denti cantava a squarciagola e sono volati parecchi “bravi” (dai parenti?!) perché alla fine poi le tradizioni sono importanti e risvegliano sentimenti dimenticati. A me sembrava di non cantare da secoli e Claudia era visibilmente commossa, lo si percepiva dalla voce e ciò nonostante è riuscita a parlare al microfono e a cantare da solista senza imprecisioni ma con quel tocco di emozione in più.

 

Mi piace scoprire l’emotività personale e altrui perché credo che proprio nella fragilità umana risieda la fonte della bellezza; la cerco continuamente in una svista, un tremito, una vibrazione che rende l’altro perfetto per la sua imperfezione. Luciana, la direttrice ci ha tenuti stretti nei suoi gesti a meraviglia e credo anche lei fosse emozionata. Tra le persone nel pubblico ho riconosciuto Laura, che condivise con grande generosità la sua tesi sul sito di Testimonianze Musicali, Claudia un ex corista e Claudia un’appassionata del Piccolo Coro, ho conosciuto Beatrice, la grafica della locandina che è stata di parola quando aveva promesso di partecipare con la famiglia; ho intravisto Ursula e Alice, mamme di due coriste del Piccolo Coro “Mariele Ventre” e ogni viso una sorpresa e il desiderio di cantare sempre meglio. Meglio per me, per loro e per Mariele di cui portiamo il ricordo e un segno attraverso il nostro canto.

La statua di Quirico Filopanti, che dà il nome alla piazza, sembrava dirci: “Voi cantate che io penso al resto” e così è stato mentre le canzoni si susseguivano tra scambi di microfoni, cambi di tonalità e vibrazioni con la gente mescolate dal vento. Sul finale, i ringraziamenti del signor Pagani, Presidente della Proloco, hanno coronato il lieto fine che immancabilmente diventa il motore di ogni nuova esperienza.

Francesca Bernardi

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