Il Piccolo Coro in Terra Santa – 1971

Il Piccolo Coro in Terra Santa – 1971

ESTRATTO DAL LIBRO: “Mariele” di Berardo Rossi
EDIZIONI FONDAZIONE Mariele Ventre (Iº edizione 1999 – IIº edizione 2003)

IL VIATICO DELLE PAROLE DEL PAPA
Così il 1 settembre 1971 Mariele potè abbassare la bandierina per la partenza della grande comitiva del Piccolo Coro, destinazione Terra Santa. Dal 1 all’8 settembre, una settimana indimenticabile. Da Bologna a Roma in pullman. Pernottamento alla Domus Pacis, poi a castel Gandolfo, a salutare il papa e a chiedergli la benedizione per il viaggio.
Dall’Osservatore Romano del 1 settembre 1971:
“Prima della partenza da Fiumicino, il Piccolo Coro è stato ricevuto dal S. Padre a Castel Gandolfo. Nonostante vi fossero alcune migliaia di fedeli che affollavano l’aula, i bambini del Piccolo Coro sono stati un po’ i protagonisti dell’udienza. Il S. Padre li ha salutati prima di tutti gli altri gruppi con queste parole, che riferiamo come abbiamo potuto coglierle dalla Sua viva voce: Abbiamo un particolare saluto da rivolgere ai bambini del Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna. i vostri applausi ci dicono che voi li conoscete questi bambini. Incidono dischi, cantano alla televisione, sono noti a tutta italia e li ammiriamo tutti, sia perchè bravi bambini e sia perchè bravi cantori. E adesso sono qui, perchè fanno un bel pellegrinaggio tutti insieme guidati dai loro padri francescani e dai dirigenti artistici e anche dai genitori e dai parenti; un viaggio in Palestina. Sentite bambini? (Sìììì….). Siete capaci di portare a Gesù, là dove nacque, là dove morì, nella sua terra che è la nostra Terra Santa, il mio saluto? (Sìììì….). Sappiamo, carissimi, che voi vi siete preparati da tempo e con molto impegno a questo viaggio, a questo pellegrinaggio veramente straordinario. Forse mai si è fatto un pellegrinaggio di semplici bambini di questa età alla terra di Gesù. Vanno a incontrare Gesù Bambino anche loro; che bello, vero? E Noi, speriamo che questo viaggio vi consentirà di visitare e completare i luoghi santificati dalla vita, dalla passione e dalla resurrezione di Gesù. E auspichiamo che il vostro viaggio, compiuto con devozione, con fede profonda e con serena letizia, vi ispiri fermi propositi di essere sempre buoni, sempre bravi. Fatela là questa promessa a Gesù (Sìììì….). Ditegli: “Saremo buoni cristiani per tutta la vita” (Sìììì….). Bravi! Così la vostra esistenza potrà essere sempre come un canto gioioso di lode a Dio. E, dopo, Noi chiederemo a questi bambini, ma solo per un minuto, di farci sentire un canto…Vi faremo cantare, siete capaci di fare un piccolo canto, dopo? Intanto, come segno della Nostra benevolenza, vi impartiamo di cuore la propiziatrice Apostolica Benedizione”.
Durante l’udienza il gruppo del Piccolo Coro era separato dal papa, insieme a tutti gli altri partecipanti. Dopo la benedizione Mariele, i frati e i bambini furono fatti salire vicino al papa. Paolo VI salutò affettuosamente Mariele, le fece gli auguri per il viaggio, raccomandò di pregare per lui in Terra Santa, poi le disse: “Signorina, se non ha niente in contrario, gradiremmo fare una fotografia con lei, in mezzo ai bambini…”.

L’«AVE MARIA» DI NAZARET
Nel pomeriggio partenza da Fiumicino, due aerei della El Al a disposizione del Piccolo Coro dell’Antoniano. Mariele era molto seccata di non potere durante il volo passare da un aereo all’altro per fare le ultime prove d’insieme dei canti da eseguire atterrando all’aeroporto di Tel Aviv.
All’aeroporto c’era la televisione di Stato ad attendere il Piccolo Coro. Appena scesi dalle scalette, i bambini si schierarono davanti agli aerei, come su un palcoscenico, e al comando di Mariele cantarono a voce spiegata, superando le folate fredde della spianata ormai buia: “Hevenu shalom aleichem”: «Noi veniamo a portarvi la pace». Attraverso la televisione quella sera il saluto dei bambini del Piccolo Coro e l’immagine di Mariele entrarono in tutte le case ebree, in tutte le case arabe della Palestina.
Dopo le formalità all’aeroporto, la comitiva s’imbarcó su sei pullman e si trasferì da Tel Aviv a Nazaret, dove arrivó in piena notte e dove tutti presero alloggio frettolosamente negli alberghi. L’albergo di Mariele era fuori città e al mattino dopo, nel trasferimento al santuario dell’Annunciazione, il suo pullman passó, nella straordinaria luce dell’alba del Medio Oriente, in mezzo ai campi, macchiati di fiiri gialli. Sul pullman c’era un grande silenzio, Mariele, seduta vicino sll’autista, prese in mano il microfono, recitó la preghiera del mattino per tutti, poi disse: “Bambini, guardate. In questi campi ha giocato Gesù, quand’era piccolo come voi…”.
Le varie sezioni della comitiva del Piccolo Coro si riunirono davanti all’ingresso d “Casa Nova”, a duecento metri dalla basilica dell’Annunciazione. Il cielo limpido si rifletteva negli occhi dei bimbi, pieni di gioia. Il grupo si organizzó, avviandosi verso la basilica che, coi suoi massi di pietra rosa inondati dalla luce del mattino, sembrava un castello dominante la cittadina. Si formò una specie di processione, i bambini davanti, in doppia fila, il più piccolo tenuto per mano da Mariele.
Mariele cominciò il rosario ad alta voce. Ma dai tetti della chiesa si diffuse il concerto del carillon di campane che suonava l’Ave Maria mattutina, secondo il motivo tramandato a Nazaret dall’epoca fei Crociati. Da secoli sulla linea melodica gioiosa del carillon i Francescani della Custodia di Terra Santa cantano:
Ave clèméns, avé pia, / Avé ducis, o Maria; /Avé, avé pléna gratia, / O Maria. / Avé, mane sónet pie; / Avé, médio sub die; / Avé, sonet vesperé. / Avé, avé Maria (“Ave” risuoni al mattino. “Ave” a metà giornata. “Avé” risuoni al tramonto).
Mariele – che nei mesi precedenti aveva fatto imparare la melodia ai bambini dicendo: “La canteremo a Nazare!” – quando sentí i rintocchi delle campane si piazzò davanti alle due file dei soldatini del Piccolo Coro in divisa e, facendosi capire più con i gesti che con la voce, disse: “Avete sentito? Questa musica la sappiamo…Mettiamoci a cantare…Le campane ci faranno da base…”.
L'”Ave Maria di Nazaret” fu il canto introitale della prima Messa del Piccolo Coro dell’Antoniano in Terra Santa. Le voci degli “ex” e di parecchi genitori zi unirono a quella dei bambini. Il canto prese il tono della marcia e si impose sui rumori del vociare e della stradetta. Quando il carillon tacque, anche il canto si spense. Un somarello con cento sacchi sulla schiena, che arrancava di fianco ai bambini, raglió sonoramente. Arcibaldo disse ridendo a Mariele: “Signorina, ha detto che siamo stati bravi…”.
Intanto il gruppo era arrivato davanti alla porta centrale del santuario. Alcuni frati fecero gli onori di casa, accogliendo con effusione straordinaria gli insoliti pellegrini. Uno di loro si avvicinò a Mariele e l’abbracció: “Da quanti anni le scrivo di venire in Terra Santa? Finalmente siete arrivati!…”.

SUI PASSI DI GESÙ
La Messa a Nazaret, nella parte inferiore della basilica, dove l’altare poggia sulla pietra viva toccata dai piedi della Madonna, fu la prima delle cerimonie nei santuari. La comitiva era composta da 260 persone, divise in sei gruppi, corrispondenti a sei pullman. Una carovana mai vista in Palestina.
Nella prima parte del pellegrinaggio la comitiva visitò i santuari della Galilea: da Nazaret a Cana, a Cafarnao e al lago di Genezaret, al Tabor (e un kubbuz israeliano).
Nel trasferimento verso il sud la sosta nella regione dlla Samaria con la visita al “pozzo della Samaritana” e alla tomba dei Patriarchi a Hebron. I santuari della Giudea, primo quello di Ain – Karem: Mariele avrebbe sempre ricordato di aver recitato il «Magnificat» lungo i viali ombrosi e odorosi di acqua sorgiva, davanti alle lapidi che riportano i versetti del cantico della Madonna in tutte le lingue del mondo. Raccontava sempre di essersi sentita felice nella terra del Signore e di avere l’unico cruccio di non riuscire a ringraziarlo abbastanza: Magnificat!…
A pochi chilometri da Ain-Karem la città santa di Gerusalemme. Il gruppo era alloggiato alla «Casa Nova» , nel cuore della città antica. Messe e cerimonie al Santo Sepolcro, al Calvario…Visite alla spianata del Tempio (la moschea di Omar), al Cenacolo.
La «Via Dolorosa» per le strade della città, ripercorrendo in preghiera l’itinerario dolente di Gesù dal pretorio di Pilato al Calvario.
Poi, nei dintorni della città, in pellegrinaggio a Betlemme, a Bétfage, alla tomba della Madonna, al Getsemani. In questa basilica, che conserva al centro, affiorante dal pavimento, la nuda roccia su cui Gesù affranto sudò il sangue della sua agonia, il frate che faceva da guida rievocò l’episodio secondo il racconto del Vangelo. Prima di dare il via al canto dei bambini, Mariele spiegò: «Bambini, quando un vostro amico o una vostra amica piangono, voi cercate di consolarli. Adesso cercate di consolare Gesù col vostro canto».
Nella penombra mistica della basilica le mani di Mariele si mossero più lente e leggere del solito e il suo volto era mesto e teso. Forse nel subconscio si faceva viva in lei la premonizione di come il Signore l’avrebbe associata al suo Getsemani…
Da Gerusalemme la puntata al Mar Morto «Giù dalla strada che da Gerusalemme porta a Gerico»: una picchiata di mille metri, da sopra a sotto il livello del mare. I pullman scaricarono i gruppi davanti alla spiaggia. Nessuno – compresa Mariele – seppe resistere alla tentazione di bagnarsi nelle acque bibliche, dove i piedi si incrostano subito di sale.
Giacomino e Arcibaldoerano terrorizzati: temevano di restare incollati al fondo del mare o coi piedi spellati. Mariele li tranquillizzò: «Una pelle dura come la vostra non la perderete mai. Quando ritornate sulla spiaggia lavatevi bene con l’acqua corrente e sarà tutto finito…».
La visita del Piccolo Coro dell’Antoniano sarebbe stata ricordata per molti anni in Israele. Il sindaco di Gerusalemme Teddy Kollek ricevette i dirigenti dell’Antoniano e chiese a Mariele che il Piccolo Coro desse due concerti a Gerusalemme, a spese della municipalità: uno per i bambini arabi, nella città vecchia, zona araba; uno per i bambini israeleiani, nella parte nuova della città nel modernissimo auditorium del comune, realizzato nell’edificio dell’antico caravanserraglio. Mariele fu particolarmente felice di sentirsi «operatrice di pace», secondo la beatitudine evangelica…
Il racconto dei Vangeli fu la «guida turistica» di Mariele in tutto il pellegrinaggio. Avrebbe sempre ricordato di essersi sentita in compagnia dei protagonisti del sacro racconto, luogo per luogo. In compagnia di San Giuseppe e della Madonna a Nazaret. Di Giovanni Battista al Giordano. Dei due giovani sposi a Cana. Degli Apostoli sulla riva e sulle acque del mare di Galilea, nel Cenacolo 8l’istituzione dell’Eucarestia, la Pentecoste…), sul Tabor, sul monte dell’Ascensione. Della Samaritana al pozzo di Sichem. Di Santa Elisabetta ad Ain – Karem. Di Marta e Maria a Betania. Dei lebbrosi alle porte delle città. Del paralitico alla piscina di Siloe…Partecipazione di sentimenti che approfondì giorno dopo giorno le sue eozioni spirituali, da quelle del segno del Tabor a quelle del segno dei Getsemani.
Forse i momenti che Mariele conservò pù vivi nel ricordo furono quelli della mattinata conclusiva nel complesso del Santo Sepolcro, nella Gerusalemme vecchia, che comprende il Calvario e la tomba di Gesù. La morte, la sepoltura, la resurrezione del Redentore. La presenza silente – e dolente; poi partecipe della luminosa gioia – della Madonna…
Dopo la Messa nella basilica del Santo Sepolcro, a qualcuno fu permesso di entrare nell’angusta – e augusta – cella funeraria. C’è una fotografia di Mariel che, sotto lo sguardo compiaciuto del solenne pope ortodosso, custode della tomba, bacia la alastra di marmo su cui è stato posto, avvolto nella sindone, il corpo esamine di Gesù.

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