Il meccanico di Astronavi. La storia di Giacomo Calzolari

Il meccanico di Astronavi. La storia di Giacomo Calzolari

Giacomino…per 8 anni , dal 1969 al 1975 questo e’ stato il mio nome, non solo un soprannome. nel frequentare praticamente tutti i giorni il Coro e l’Antoniano

Via Guinizelli , Bologna; avevo compiuto da poco i 4 anni e aspettando con mia mamma mia sorella  Edy alla fine di una lezione di danza all’Accademia Antoniana, sul marciapiede di fuori dalla porta della vecchia scuola del Coro, mi buttai in mezzo ad un gruppetto di bambini che stavano giocando ..azzuffandomi dopo poco. Arrivò un frate che mi sembro’  enorme che con voce tonante disse a mia mamma “Come si chiama? Non Giacomo ma Giacomino , e se me lo date a me nel coro , lo drizzo io questo bimbo “. Io nel coro entrai…ma fino agli 8 anni quello che si rivelo’ essere Padre Berardo , capi’ subito che avrebbero  sudato sette camicie a causa della mia iperattività e voglia di giocare in ogni situazione.

Non ho mai imparato a cantare veramente bene nonostante gli sforzi sovrumani di Mariele.
Mariele che pure ha provato varie volte a vedere di affidarmi o una sostituzione di qualcuno malato. Ma lei non poteva mollare e periodicamente provava a coinvolgermi salvo poi pentirsi .

Nella foto sono in sala d’incisione perche’ mi aveva scelto per eseguire la parte solista “fammi crescere i denti davanti” nella versione rifatta dal Coro . Dopo 8 ore di montaggi e rifacimenti riga per riga, mi disse che era troppo anche per lei. Nel disco , come sempre e’ stato , il risultato e’ invece mica malaccio.

Arrivato a 9 anni mi accorsi mio malgrado di essermi tranquillizzato di colpo ; se ne accorsero tutti tanto da farmi badare anche qualche bambino piccolo., nonostante dicessi che non ero più me stesso. Che stava succedendo ? Semplice: stavo invecchiando ed ero oramai un anziano del Coro ..anche se non ancora Vecchione . Vecchione lo diventai con l’uscita dal coro  nel dicembre 1976 con un concerto al Teatro Comunale di Bologna di cui ricordo  soprattutto la mia curiosità’  immediata nel pensare “e adesso?”.

Solo con il tempo ho compreso come il divertirsi, il sapere soffrire  e  stancarsi  sempre sorridendone , giocare in squadra, l’attitudine alla resilienza (oggi parola di moda , ma noi senza saperlo eravamo piu’ che resistenti) , la disciplina e il senso del dovere, sviluppati senza accorgercene in un mondo di gioco e amicizia , tutto ciò fa’ parte del tesoro piu’ vero che ci ha lasciato sia Mariele che tutto quanto ci ha sempre circondato come mondo Antoniano.

Si poteva arrivare stanchi o non a posto sudati dall’ennesima partitella con tappi di minerale ai piedi del palco, ma quando o nei concerti o nelle manifestazioni , Liliana chiamava  col mitico  UNO…e Due…senza dover mai arrivare  a tre perche’ , come per magia, eravamo gia’ li’ tutti pronti e senza sbagli.(le foto dell’epoca mostrano me sempre evidentemente sudato con i calzini abbassati  “alla monella”)

Solo ora  capiamo a fondo la fortuna avuta in quegli anni non tanto per il privilegio di viaggiare , vedere artisti di fama mondiale e di partecipare a trasmissioni che sono nella storia della televisione quando i canali televisivi erano solo due e vedersi poi in tv e “a colori!

Solo ora , leggendo le storie degli altri ex bambini vedo quanto il ricordo piu’ vivo per tutti non sia la competizione o il concerto, ma le sensazioni dei viaggi in pullman , le amicizie di una vita (come nel mio caso con la Famiglia Boriani con i due papa’ amici del cuore) e il ritrovarsi  con tutti gli altri come se non ci fossimo mai persi di vista.

Dal  momento della mia uscita ,  non ho mai più’ frequentato l’Antoniano (per motivi di lavoro sono stato  12 anni fuori Bologna) e non ho più seguito lo Zecchino o canticchiato distrattamente le canzoni , comprese quelle dei mie periodi cantate col coro. Tre anni fa , trovandomi a Bologna, mi sono unito ad un gruppo di ex del coro per la curiosità’ di vedere amici dopo 40 anni e condividere una pizza; mi sono trovato poi  ad una manifestazione in ricordo di Mariele da cui e’ partito il coro dei Vecchioni. Non ho capito come fosse possibile che tutti noi, si cantasse , esattamente come allora, canzoni  sepolte nella memoria ma che ho riscoperto bellissime. Ancora oggi me ne stupisco durante le serate di prove . Ora perché’ sto’ riscoprendo tutto questo?  non lo so. Ma e’ molto bello.

Francesca Bernardi ha riscoperto una clip  presa di una trasmissione degli anni ’70 in cui rispondo a Mago Zurlì sul mio futuro professionale . Da lì il titolo di questa storia. Io lavoro con gli ascensori e quelli moderni e luccicanti sembrano proprio Astronavi. Magia del nostro Mago?

 

 

 

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