ANGOSCIA SOTTO PLASTICA

ANGOSCIA SOTTO PLASTICA

Stamattina è successa una cosa incredibile. Io stessa faticavo a crederci.
Stavo finendo di sistemare la camera degli zucchetti in uno di quei repulisti annuali indispensabili. Ero molto stanca ma soddisfatta del risultato. A un certo punto Zucchetta ha aperto una scatola e non c’era più la sua plastica originaria contenente i pennarelli. L’avevo buttata per sfruttare tutto lo spazio possibile. Lei, all’improvviso ha iniziato ad urlare come una pazza, dicendo di rivolere la sua plastica. All’inizio ho pensato che si fosse arrabbiata per come le avevo sistemato le cose ma la sua reazione era esagerata. Io ero smarrita ma ben decisa ad aiutarla, così ho provato a parlarle e ad abbracciarla ma lei continuava ad urlare . Allora ho provato con le carezze mentre il cervello parlava a più voci. Una mi diceva di lasciarla stare finché non si sarebbe calmata, come si usa fare con i capricci dei bimbi piccoli. L’altra parlava più forte e mi diceva di consolarla ad ogni costo. Poi mi è balenata una frase che ho letto che spiegava che “maggiore è la forza di ribellione, maggiore è il sentimento”. Quindi ho provato a vedere la situazione in quel modo. È stato difficile resistere tra le sue urla ma mentre l’accarezzavo, continuavo a parlarle facendo delle domande. E tra un urlo e l’altro è emersa la verità con tutta la sua forza.

Lei è preoccupata per le parole delle canzoni del coro che deve imparare.
Lei ha paura di fare brutta figura.
Lei non vuole fare brutta figura.

Piangeva disperata.
Ma se altre volte le avevo risposto che aveva preso un impegno che doveva rispettare, che era stata lei a chiedermi di partecipare, che il suo posto poteva essere occupato da un altro bambino, che aveva tutte le facoltà per imparare le parole, stavolta NO.
Le ho risposto con tutta la calma del mondo che l’angoscia non deve assolutamente superare il divertimento.
Che non m’importa niente della brutta figura.
Che sono pronta a telefonare subito per dire che non ci andremo più.
Che niente è più importante di lei e della sua felicità.
Avevo il mio cuore in mano e glielo stavo dando.
Zucchetta improvvisamente si è calmata, leggera di quel peso che la pressava.
Ha preso tutte le coccole che potevo darle e abbiamo passato una splendida giornata in perfetta armonia.
Quante cose m’insegna!

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