Quando la semplicità commuove: la storia di Quarantaquattro gatti allo Zecchino d’Oro

Quando la semplicità commuove: la storia di Quarantaquattro gatti allo Zecchino d’Oro

Era il 1968 quando s’inaugurava la decima edizione dello Zecchino d’Oro, trasmessa dal 17 al 19 marzo sotto la regia di Carla Ragionieri. In un’Italia che stava cambiando rapidamente, la trasmissione dell’Antoniano continuava a rappresentare un appuntamento familiare, capace di unire grandi e piccoli con la sua atmosfera semplice e rassicurante.
La canzone vincitrice di quell’anno fu la celebre “Quarantaquattro gatti”, scritta da Giuseppe Casarini. A portarla al successo fu la piccola Barbara Ferigo, appena quattro anni e mezzo, il cui viso sorridente e la voce spontanea conquistarono il pubblico. Barbara era accompagnata da un coretto di otto bambini provenienti da diverse città italiane: Foggia, Milano, Piacenza, Novara, Ravenna, La Spezia e Pisa. Intanto, sul palco, il Piccolo Coro dell’Antoniano contava già 65 bambini, un vero simbolo della manifestazione.
Nel video originale dell’esibizione assistiamo a un momento di grande dolcezza: Cino Tortorella, nelle vesti del Mago Zurlì, intervista Barbara con un’attenzione e una delicatezza che sembrano fuori dal tempo. La guarda negli occhi, le parla piano per non metterla in imbarazzo e, alla fine della canzone, le dà un bacino su una fossetta come gesto di affetto. Le consegna poi una grande bambola, un regalo speciale da portare con sé nel viaggio di ritorno verso Gorizia, la sua città.
Questa clip, oggi, è molto più di un semplice ricordo televisivo. È una testimonianza preziosa di un’epoca in cui la televisione sapeva raccontare l’infanzia con autenticità, senza artifici e senza forzature, restituendoci una semplicità che oggi appare sempre più rara.
Oggi, riascoltando l’interpretazione di Barbara Ferigo, colpisce ancora la capacità di un semplice brano per l’infanzia di farsi specchio del proprio tempo. “Quarantaquattro gatti” non è soltanto una delle canzoni più amate dello Zecchino d’Oro, ma un piccolo frammento di storia italiana, capace di raccontare con grazia, ironia e immediatezza un momento cruciale del nostro Paese.

Francesca Bernardi

 

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