Martedì, alle 18.30, ci diamo appuntamento al Teatro delle Celebrazioni: sul palco ci aspettano le prove di Osteria Giacobazzi, lo spettacolo comico a cui parteciperemo come ospiti. Dopo un rapido passaggio nei camerini per lasciare le nostre cose, saliamo verso il palco, scoprendo gli angoli nascosti che rendono unico ogni teatro. Rivivere l’atmosfera del dietro le quinte, che solo chi calca i palchi conosce bene, riporta all’infanzia. Appena usciti dai camerini, un momento di confronto con Carlo Negri, l’autore dello spettacolo, che ci illustra la sua idea per la nostra entrata in scena. Ci spiega dove posizionarci, quando muoverci e come trasformare la nostra comparsa in una piccola sorpresa per il pubblico. Capito che banda rumorosa ha davanti, non perde tempo a rimetterci rapidamente in riga. La cosa buffa è che nonostante la nostra esperienza di ex coristi del Piccolo Coro, agli occhi di chi ci osserva da fuori, sembriamo un gruppo improvvisato.
Finita la prova, tutti al bar del teatro a mangiare qualcosa. Io passo: prima di uno spettacolo quasi mai riesco a cenare ma mi diverto ad ingannare l’attesa intervistando al volo i coristi.
Dopodiché raggiungiamo i camerini per cambiarci, senza le nostre divise abituali, ognuno libero di scegliere come vestirsi. Infatti, l’idea iniziale era di cantare direttamente dai posti in platea, come un piccolo flash mob, ma alla fine è stata scartata poiché il suono e l’effetto complessivo ne avrebbero risentito. E in un battibaleno arrivano le 21 insieme alle varie incertezze del tipo: “quando salire sul palco?” “cosa dire a Giacobazzi sul finale?” e tutto il resto delle eventualità possibili. Inizia lo spettacolo e Andrea Vasumi prende subito confidenza col pubblico, si aprono le quinte e sul palco troneggiano gli ospiti seduti a tavole imbandite come in una vera osteria, con le immancabili tovaglie a quadretti bianchi e rossi. L’atmosfera prende vita, il pubblico si lascia coinvolgere ed ecco apparire Giacobazzi, pronto a prendere la scena. Dopo una ventina di minuti circa dovrebbe essere il nostro momento che s’inserisce nel momento dedicato al pubblico che desidera salire sul palco per mettersi in gioco con un’esibizione. Un piccolo spazio per i volontari, dove l’improvvisazione e la curiosità fanno nascere momenti unici.
Dopo l’intervento di una signora, alza la mano una bionda (una corista dei Vecchioni di Mariele) che chiede di cantare una canzone dello Zecchino d’Oro e tra la meraviglia generale svela di essere proprio l’interprete originale di quel brano, portato al successo cinquant’anni fa! A quel punto Giacobazzi ricorda con un sorriso beffardo che, allora, le canzoni dello Zecchino erano accompagnate dal coro e Simonetta, che si presenta, risponde prontamente: «Io me lo sono portato!» e alla domanda della presenza della direttrice esclama: «ce l’ho!»
È così che saliamo sul palco presentati come i Vecchioni di Mariele per intonare Il caffè della Peppina. Il pubblico, inizialmente immobile e curioso (nel buio si intravedono gli occhi spalancati) si lascia presto trascinare, divertito e partecipe. Poi arriva il momento del nostro cavallo di battaglia: “Nella vecchia fattoria”, con una capra Giulia irresistibile e un simpatico cambio di versi nell’ultima strofa.
A chiudere l’ospitata, Vasumi racconta che tra i coristi c’è qualcuno che ha scritto un libro. Faccio un passo avanti e, dopo un bel respirone, prendo la parola. Porto con me il mio libro come piccolo omaggio e, con ironia, lancio una provocazione dicendo ai padroni di casa che il libro “ormai lo conoscono quasi tutti!”. Vasumi ribatte di essere meno arrogante perchè ha un bastone in mano..! Imbarazzata gli dimostro le mie parole accennando le prime note del ritornello di 44 gatti e invito il pubblico a proseguire la canzoncina. La sala risponde in coro: «in fila per sei col resto di due!» e a quel punto Giacobazzi legge il titolo del libro restando visibilmente stupefatto, mentre il gioco è fatto. Brevemente racconto chi siamo noi Vecchioni di Mariele, e subito dopo raggiungiamo la platea per goderci il resto dello spettacolo soddisfatti: lo zucchero nel caffè, questa volta, l’hanno messo loro!
È stato un momento di divertimento, di quelli che restano.
Nella penombra, su tanti volti, riaffiora quel sorriso bambino che ci accompagna quando una canzone ci ricorda chi siamo stati e chi, in fondo, siamo ancora. Anche stavolta, qualcuno è tornato bambino insieme a noi.
Francesca Bernardi

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