LA STORIA DELLO ZECCHINO D’ORO: LA SCELTA DEGLI INTERPRETI

LA STORIA DELLO ZECCHINO D’ORO: LA SCELTA DEGLI INTERPRETI

LA TESI INTERATTIVA DI LEVIA MESSINA – LA SCELTA DEGLI INTERPRETI

Pur essendo lo Zecchino d’Oro un concorso di canzoni, in cui sono i brani (e i relativi autori) a essere in gara, non i bambini interpreti, la canzone non può prescindere da chi la esegue: qualsiasi pezzo, infatti, se stonato o interpretato in modo inespressivo risulta di scarsa qualità; per tale ragione, la selezione dei bambini interpreti assume un particolare rilievo: vengono scelti i bambini in grado di interpretare al meglio ogni singola canzone, spiegano Elisabetta Perugini e Carla Boriani.

Per quanto riguarda gli interpreti italiani, ogni anno una media di circa diecimila bambini di età compresa fra i tre e i dieci anni fa domanda per partecipare allo Zecchino d’Oro, quando i posti a disposizione sono circa dieci (due o tre delle sette canzoni italiane in gara sono, di norma, eseguite da più di un interprete). In termini statistici, la media è di circa mille domande per posto. Per ovvie ragioni, l’Antoniano è impossibilitato a far confluire a Bologna tutti i bambini che intendano prendere parte alla rassegna canora, la procedura di scelta ha quindi inizio con le audizioni locali, selezioni a livello regionale organizzate dall’Antoniano in collaborazione con alcune case editrici (in principio la Federico Motta Editore, successivamente la Rizzoli Correre della Sera, infine la SAIE), mandate, talvolta in onda da emittenti televisive locali, durante le quali i bambini eseguono un pezzo del repertorio dello Zecchino d’Oro e vengono giudicati, al fine di effettuare una scrematura iniziale e inviare all’Antoniano soltanto gli interpreti ritenuti più validi. Ogni anno confluiscono a Bologna per la selezione finale circa cento bambini, ascoltati e valutati da una commissione tecnica nominata dall’Antoniano, composta da Sabrina Simoni (da Mariele Ventre, fino al 1995), Antonella Tosti, sua collaboratrice, Cino Tortorella, Siro Merlo, il Maestro di musica curatore degli arrangiamenti e altri addetti di volta in volta incaricati.

I bambini che arrivano fino all’ultima selezione, spiega Elisabetta Perugini, sanno cantare, possiedono una buona intonazione[1] [2] (statisticamente, alle selezioni di Bologna arriva un bambino su cento): la scelta non è, di conseguenza, basata sulle capacità canore, avendo le audizioni locali proprio il compito di scartare i meno intonati ed espressivi, la selezione è basata sulle canzoni.

La scelta dei brani avviene in un momento precedente e occorre trovare il bambino (o i bambini) più indicati a interpretare ogni singola canzone. Operazione iniziale, stabilire quanti interpreti occorrano per ogni pezzo: uno, nella maggior parte dei casi , due o, raramente, più di due, qualora la canzone preveda un dialogo o l’interazione di più personaggi (talvolta già insiti nel titolo, come nel caso di Tre goccioline, 1967, I tre pagliacci, 1993 o Tali e quali, 2004, storia di due gemelle) o, a giudizio di Sabrina Simoni, risulti adatta a essere cantata da più bambini.

Anche il sesso dell’interprete risulta rilevante per l’assegnazione dei bambini alle canzoni: alcune sono ritenute più idonee a un bambino, altre a una bambina. In linea generale, le canzoni di genere country (I fratelli del Far West, 1966; Amico Cow Boy, 1995; Il pistolero, 2005), narranti vicende avventurose {Popoff 1967; La moto da moto-cross, 1970; Il Naufrago, 1989) o sportive {Para, papà!, 1967; Calcio calcio, 1978), sono assegnate a interpreti di sesso maschile, i brani particolarmente melodici, come le ninne nanne, riguardanti l’amore materno {Mamma tutto, 1976; Coccole!, 1998; Madre Bambina, 1999) O le bambole {Bambolotto di caucciù, 1996) a interpreti femminili.

Un ulteriore criterio selettivo è costituito dall’età: come già sottolineato, alcuni brani sono idonei a essere eseguiti da bambini in età prescolare, altri da bambini delle prime classi elementari, altri, infine, da interpreti vicini alla preadolescenza. A titolo esemplificativo, un bambino di quattro anni risulterebbe del tutto inadeguato a parlare di lavoro minorile in un brano come Batti cinque (4/4 di silenzio), 1998 (“Batti un cinque, per dire a tutti che ci sei, che hai diritto anche tu a un domani, anche tu, come tutti i bambini del mondo…”) o di fraternità ne II più grande motore, 1991 (“Perché l’amore è il solo motore per superare le nostre paure, per fare aprire le serrature a tutti quelli che han chiuso il cuore”). Al tempo stesso, le parole “77 mio dentino dondola, avanti e indietro va, il mio dentino ciondola, che allegro ballo fa…” (da II mio dentino dondola, 1991), intonate da un ragazzino di quinta elementare, suonerebbero assurde e ridicole.
Infine, anche l’aspetto fisico può risultare determinante: non la bellezza del bambino[3], bensì i suoi tratti somatici, che possono rivelarsi adatti (o inadatti) a una determinata canzone.

Da “LO ZECCHINO D’ORO- UNA STORIA DI 40 ANNI”: “// baldo Gugù, bambino dell ’età della pietra.

Enrico Zanardi fu il vero personaggio del diciannovesimo Zecchino d’Oro. Il testo della canzone (A) costituiva una certa difficoltà per ricercarne l’interprete adatto. Ci voleva un bambino fortemente caratterizzato, simpaticamente …preistorico, insomma. Fra i bambini che si erano presentati alla audizioni non ce n’era stato nessuno completamente soddisfacente. …

Mariele si ricordò di un bambino piccolo che era entrato da qualche settimana nel Piccolo Coro e che non circolava ancora all’Antoniano perché non aveva ancora cominciato le lezioni e quindi non era “maturo” per schierarsi quell’anno sul praticabile davanti alle telecamere. La sua famiglia non aveva il telefono. Mariele spedì la signora Liliana (B) a prelevarlo direttamente a casa e lo presentò al M° Martelli (C)  il quale, con uno dei suoi caratteristici scatti di meraviglia, esplose in un’esclamazione di contentezza: “Questo non è dell’età della pietra, questo è addirittura del pliocene…Non ne parliamo più: questo è Gugù!”

  (A) Gugù, bambino dell ’età della pietra

(B) Liliana Caroli Giuliani, collaboratrice di Mariele Ventre e, in seguito, di Sabrina Simoni

Per Fammi crescere i denti davanti (1962), per esempio, occorreva un bambino realmente privo di denti, risultando l’esecuzione poco credibile, in caso contrario; per cantare le gesta del cosacco Popoff,(1967) era indicato un interprete il cui volto potesse ricordare le fattezze russe, mentre, per Le tagliatelle di Nonna Pina (2003), sarebbe apparsa più convincente una bambina che, anche fisicamente, dimostrasse di apprezzare la pasta al ragù. Non si hanno dati al riguardo, ma non è inverosimile supporre che il successo di tali brani dipenda anche dalla scelta particolarmente azzeccata degli interpreti: Andrea Nicolai, Valter Brugiolo e Ottavia Dorrucci.

(C)  Il Maestro Giordano Bruno Martelli, autore della musica della canzone e per anni arrangiatore delle canzoni dello Zecchino d’Oro

Per gli interpreti delle canzoni estere, l’Antoniano non si occupa direttamente delle selezioni, sono solitamente gli organismi con cui prende contatto (scuole di canto, cori infantili, emittenti televisive, organismi religiosi) a prendersi carico della scelta dell’interprete da inviare in Italia. Osservando, tuttavia, gli interpreti assegnati alle diverse canzoni estere nel corso delle edizioni, è da supporre che i criteri di scelta, per sesso, età e caratteristiche fisiche siano, essenzialmente, i medesimi.

[1]  Vengono di norma scartati, tuttavia, i bambini dalla voce eccessivamente impostata, risultato di lezioni di canto, essendo ritenuti più idonei allo spirito della manifestazione e alle canzoni stesse le voci intonate, ma spontanee e infantili.

[2]  Eccezion fatta per le edizioni 1971 e 1972, caratterizzate dalla presenza obbligatoria di almeno due interpreti, cff. prima parte

[3]  Elisabetta Perugini ammette, tuttavia, la necessità di un minimo di telegenia.

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