LA STORIA DELLO ZECCHINO D’ORO: GLI ANNI SESSANTA

LA STORIA DELLO ZECCHINO D’ORO: GLI ANNI SESSANTA

LA TESI INTERATTIVA DI LEVIA MESSINA – GLI ANNI SESSANTA

Gli anni che seguirono il trasferimento a Bologna videro un notevole incremento della popolarità dello Zecchino d’Oro. Come già sottolineato, non si dispone di statistiche sugli indici di ascolto, né è corretto basarsi sull’enfasi posta da Padre Berardo Rossi, esiste, tuttavia, un dato matematico inconfutabile: la crescita del numero di canzoni arrivate all’Antoniano: dalle centododici del 1961, si passò a duecentosedici, nel 1962, quattrocentocinquantasette, nel 1965, fino a raggiungere la punta massima, mai superata, di cinquecentoventisette nel 1967. Non è azzardato considerare gli anni Sessanta come il periodo di maggiore popolarità dello Zecchino d’Oro. Non essendo possibile avvalersi di dimostrazioni quantitative, è necessario basarsi su quelle qualitative: le canzoni di quel decennio sono rimaste, al di là di ogni ragionevole dubbio, le più conosciute fra le quarantanove edizioni della rassegna. L’Enciclopedia libera di Wikipedia, stilando una ipotetica classifica di undici “canzoni celebri” dello Zecchino d’Oro, ne annovera nove delle edizioni degli anni Sessanta (La giacca rotta, 1962; Non lo faccio più, 1963; Il pulcino ballerino, 1964; Dagli una spinta, 1965; Quando è l’ora di fare la nanna, 1966; Popoff 1967; Il valzer del moscerino e Quarantaquattro gatti, 1968; Volevo un gatto nero, 1969), una degli anni Settanta (Cocco e Drilli, 1974) e una del 2003 (Le tagliatelle di Nonna Pina). E, anche senza statistiche alla mano, non è azzardato neppure supporre che gli italiani che ricordino Quarantaquattro gatti o Popoff siano più numerosi di coloro che ricordino, senza offesa alcuna e a mero titolo di esempio, A mosca cieca, canzone vincitrice dell’edizione 1981.

L’irreperibilità di ricerche in merito rende difficile azzardare ipotesi in grado di motivare questo picco di popolarità, è, tuttavia, ragionevole supporre che lo Zecchino d’Oro, negli anni Sessanta, godesse ancora dell’effetto-novità, che garantiva interesse e curiosità da parte dei telespettatori. Inoltre, è doveroso richiamare alla memoria l’assenza di alternative alla RAI: lo Zecchino d’Oro era l’unico programma fruibile in quel momento, la scelta non era tra lo Zecchino d’Oro e un’altra trasmissione, bensì tra lo Zecchino d’Oro e il televisore spento. Infine, nonostante i programmi per ragazzi avessero ampio spazio all’interno del palinsesto (Tutti in pista, 1960; Chissà chi lo sa?, dal 1961; Due per tutti, 1962; Telecruciverba, 1965; Giocagiò, 1966; oltre ai telefilm come Lassie, dal 1954 e Rin Tin Tin, dal 1957)3, lo Zecchino d’Oro era l’unica espressione della musica per bambini. Nel 1962, l’Antoniano decise di spostare lo Zecchino d’Oro dall’autunno alla primavera, in concomitanza con la Festa di San Giuseppe. Nel 1963 nacque il Piccolo Coro dell’Antoniano (vedi scheda monografica), mentre, nel 1969, lo Zecchino d’Oro venne per la prima volta trasmesso in Eurovisione. [1]

Zecchino d'Oro 1961
Zecchino d’Oro 1961
3 Da “Enciclopedia Garzanti della Televisione a cura di Aldo Grasso” (Garzanti, Milano, 2002)

IL PICCOLO CORO DELL ’ANTONIANO

L’idea di fondare un coro con gli otto bambini bolognesi che avevano partecipato allo Zecchino d’Oro fu di Mariele Ventre che, nel 1963, istituì così il Piccolo (dato l’esiguo numero dei componenti) Coro dell’Antoniano. In un secondo tempo, Mariele Ventre decise di aprire le porte della scuola di canto non solo agli ex interpreti felsinei della rassegna canora, bensì anche a tutti i bambini residenti a Bologna che avessero fatto richiesta di entrarvi e fossero stati giudicati idonei dopo una selezione. Mariele soleva riassumere che «Per entrare nel Piccolo Coro, basta essere bambini, abitare a Bologna, essere intonati e presentarsi per essere provati». Senza inutili enfasi, è doveroso constatare il rapido successo di tale iniziativa: gli otto coristi del 1963 divennero trentasei nel 1965, cinquantasei nel 1967, sessantacinque nel 1968, fino a raggiungere il numero mai superato di ottantadue nel 1971. Per evitare ingiustificati clamori, è bene ricordare che il 1964 fu l’anno del record di natalità in Italia dal dopoguerra ai giorni nostri (l’unico anno in cui il tasso di natalità superò il 20%): essendo l’età dei bambini del Piccolo Coro compresa tra quattro e dodici anni, è verosimile ritenere che la crescita esponenziale del numero dei coristi fosse dovuta più all’incremento demografico che a un poco dimostrabile successo dell’iniziativa.

L’attività del Piccolo Coro è costituita dalla scuola di canto (insegnamento delle nozioni elementari di canto e delle canzoni), giornaliera, in orari esterni all’obbligo scolastico, dalla partecipazione alle trasmissioni televisive (sia realizzate dall’Antoniano, sia di diversa produzione), dall’attività discografica e concertistica. Padre Berardo Rossi stima, con un calcolo definito da lui stesso “prudenziale”, che il Piccolo Coro abbia tenuto, nel corso degli anni, in media, una ventina di concerti l’anno, in Italia e all’estero. Nel quadro del presente lavoro, si sottolinea la partecipazione del Piccolo Coro a tutte le edizioni dello Zecchino d’Oro, dal 1963 al 2005, in veste di accompagnamento corale.

Dal 16 dicembre 1995, data della scomparsa della fondatrice e maestra, Mariele Ventre, il Piccolo Coro dell’Antoniano ha assunto il nome di Piccolo Coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano.

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