LA STORIA DELLO ZECCHINO D’ORO: CARATTERISTICHE DELLE CANZONI E TEMI PROPOSTI – 1

LA STORIA DELLO ZECCHINO D’ORO: CARATTERISTICHE DELLE CANZONI E TEMI PROPOSTI – 1

LA TESI INTERATTIVA DI LEVIA MESSINA
CARATTERISTICHE DELLE CANZONI E TEMI PROPOSTI – 1

Oltre a tali brani, sono frequenti, nelle prime edizioni della trasmissione, testi a carattere completamente ludico, privi di messaggi “etici, civici e sociali” (cfr. Articolo 2 del Regolamento del 49° Zecchino d’Oro), con il solo scopo di divertire il bambino: brani che, nelle edizioni attuali, sarebbero rivolti alla fascia d’età più bassa del target di riferimento, ma che, negli anni Sessanta, costituivano una percentuale assai cospicua delle canzoni presentate

  • “Nonna, nonnina, che cuci la calzina, su, dammi la manina, nasconditi anche tu…” (da Girotondo dei nonni, 1961)
  • “C’era una volta un re che diceva «Il padrone sono me!» e sapeva di sbagliare, ma diceva ai monti e al mare «Il padrone sono me!»” (da C’era una volta, 1961)
  • “C’è un leone che passeggia col cilindro e un vecchio frac. C’è una scimmia che gorgheggia mentre balla un cha cha cha…” (da Carnevale allo Zoo, 1963)

Tali testi non scompaiono, nel corso degli anni, continuano a costituire tuttora un’ampia sezione della produzione dello Zecchino d’Oro, ma la loro percentuale cala di anno in anno. Nelle prime edizioni, infatti, l’attenzione prestata dalla commissione di scelta delle canzoni alla presenza di brani adatti a bambini effettivamente dai tre ai dieci anni era notevolmente inferiore: si tratta, come si può notare, di brani decisamente adatti a un bambino della Scuola per l’infanzia, assai meno a un preadolescente.

A partire dalla fine degli anni Sessanta, cominciarono a concorrere anche canzoni caratterizzate da testi e temi che, trascendendo l’aspetto meramente ricreativo, si propongono di trasmettere ideali ispirati ai valori universali di pace, fratellanza e solidarietà. I primi tentativi appaiono piuttosto ingenui e, oggigiorno, del tutto superati, se non, addirittura, patetici. Emblematica è la canzone Girotondo di tutto il mondo dell’edizione 1966:

  • “Giro intorno alla gran piazza coi bambini di ogni razza… « Sono il cinese con il codino!» Mangia riso coi bastoncini. «Sono il moretto ricciuto e ribelle!» Sta mangiandosi le ciambelle… « Sono spagnolo al cento per cento!» Dagli un toro per farlo contento”

Al tempo stesso, anche la prima canzone dichiaratamente pacifista, Re Trombone, edizione 1969, era caratterizzata da toni ludici e semplicistici nel veicolare il messaggio antimilitarista.

  • “Ma la guerra non si fa, perché mancano i nemici, non ci sono più nemici per la guerra di Re Tromboni … Cerca cerca dappertutto, giù in cortile, su pei tetti …ma il nemico non si trova e la guerra non si fa!!!”

I temi della pace, del razzismo e della convivenza tra popoli risultano ricorrenti nel corso delle edizioni, con toni via via meno etnocentrici e stereotipati.

  • “Perché i bambini del mondo hanno tutti un sorriso giocondo, il color della pelle, non ce l’hanno le stelle, eppure son belle…” (da Riaccattattà, 1975)
  • “Qui Radio Stati Uniti ah…Tutto ok, siam bimbi uniti, ai cinesi ai vietnamiti ed ai piccoli cosacchi noccioline diamo a sacchi…” (da La Baby Radio, 1981)
  • “Palombella, vuoi volare nella luce rossa che ha infuocato tutto il mare?Al tramonto, con dolcezza, fa con le ali bianche una lievissima carezza…” (da Vola, palombella (1), 1986)
  • “Cantiamo, per un mondo diverso, per la gioia e la libertà, per chi è senza cibo, per chi ha tutto e non lo sa. Perché siamo tutti uguali, di tanti colori…” (da Terra, 1998)
  • “Fiori e farfalle in libertà presto la terra mia rivedrà, la primavera tornerà, musica e fantasia ci sarà, Salam” (da Una stella a Betlemme (2), 2004)
IL TEMA RELIGIOSO

Riferimenti religiosi sono presenti in numerose canzoni dello Zecchino d’Oro, ma il numero dei brani a tema esclusivamente religioso risulta esiguo (dieci canzoni, dal 1959 al 2005), pur essendo la manifestazione di fatto organizzata da un ente cattolico come l ’Antoniano.

La prima canzone a carattere religioso, Caro Gesù Bambino, risale all’edizione 1960 (prima dell’inizio dei rapporti tra Zecchino d’Oro e Antoniano). Gli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta non vedono alcun brano caratterizzato da tale tema: si tratta, infatti, di anni in cui le canzoni presentavano testi di carattere esclusivamente ricreativo, improntato ai temi del gioco, del divertimento, della fiaba, piuttosto che filastrocche o giochi di parole, testi sostanzialmente privi di argomenti di rilievo intellettuale. Nel 1976, viene presentata Padre Nostro che sei dappertutto, versione contemporanea e improntata ai problemi sociali della preghiera cristiana, un testo estremamente innovativo in cui la struttura del testo originale resta inalterata e le invocazioni sono sostituite con intenzioni riguardanti problemi sociali e ambientali. ”Padre Nostro che sei dappertutto, guarda il mondo come si è fatto brutto…Il mio pane quotidiano qualche volta ha un sapore strano, ma sapessi quanta gente non ha il pane e non ha niente…Se dobbiamo studiare la lezione, non ci indurre in televisione… E liberaci dallo smog. E così sia”

Toni discordanti dall’immagine stereotipata della canzone religiosa per bambini si possono ritrovare anche in Padre Celeste, canzone zairese del 1991, una dura presa di posizione verso il Colonialismo e l’imposizione di un Dio sempre raffigurato come bianco nell’iconografia, ma, contraddittoriamente, vicino a ogni uomo, di qualsiasi razza e colore. “Dio del Cielo, ciao! Io ringrazio te che hai creato me…Se poi hai detto che io somiglio a te, vuol dire che tu sei nero come me…Guardo la tua immagine, Dio di questo popolo, la tua pelle è candida, d’ebano non è… Terra di diamanti, ma affamati siamo in tanti! Sotto terra il rame, noi, però, abbiamo fame! Zinco e manganese e noi qui a mani tese! Africani in croce, senza pane, senza voce”.

Da tali testi risulta, di conseguenza, una visione della religione relativamente scevra da stereotipi e integralismi, sebbene, fino all’edizione 1990, il Dio presente nelle canzoni fosse sempre, indiscutibilmente, Gesù Cristo. Non viene mai fatta menzione, neppure nelle canzoni provenienti da Paesi non cattolici, di professioni di fede diverse da quella cattolico-apostolico-romana.

Del 1990 è il primo riferimento diretto a un diverso credo: la canzone indiana II nostro amico Onam descrive i preparativi per una festa Hindù. ‘Ter dieci giorni noi prepariamo la festa Hindù… Ritorna il Re Maveli, a colorare i cieli, Onam l’amico che porta pace, amore e serenità…”

La canzone ghanese Preghiera, presentata nel 1998, è un ’invocazione alla natura di stampo prettamente animista. “Natura, natura, sei bella, sei pura, sei il dolce respiro di ogni creatura…la tua luce che in cielo non si spegne mai, va a dormire a sera, ma il giorno dopo toma ancora”.

Pur non registrandosi ulteriori riferimenti a divinità non cristiane, molti brani si propongono di lanciare un messaggio di tolleranza religiosa e di opposizione all’integralismo.

•          “Ma che ti importa del colore, del passaporto che lui ha? E se non sai che Dio prega, dimmi un po’ che differenza farà” (da Amico nemico, 1995)

•          “In un mare caldo, quasi senza onde, ecco che la vita, dentro te si accende, quando nascerai, dove nascerai, questo non lo so, quale Dio vedrai non ti chiederò, ma vicino a noi, noi vogliamo te, aspettiamo te! ” (da In un mare caldo, 1999)

Con il 1990 non si verifica la cessazione dei riferimenti alla religione cattolica, due brani successivi a tale data, al contrario, sono a tema esclusivamente cattolico (“Caro Gesù ti scrivo, 1997 e Mitico Angioletto, 1999, dedicata alla figura dell’angelo custode), ma è documentabile come il rapporto con l’Antoniano non abbia inciso sotto forma di cuius regio, eius religio (formula, qui usata metaforicamente, compresa nelle clausole della Pace di Augusta, 1555, la quale imponeva che la religione dei cittadini di uno stato dovesse essere quella di chi ne detenesse la sovranità) sui testi delle canzoni in gara.

Nell’ambito delle canzoni non puramente ludiche, bensì di stampo etico-didattico, trova ampio spazio, dalla prima metà degli anni Settanta in poi, il tema ambientalista, con brani che veicolano un messaggio di rispetto per la natura, per gli animali, di denuncia nei confronti del processo di urbanizzazione a scapito degli spazi verdi cittadini16 e di preoccupazione per inquinamento, smaltimento dei rifiuti ed effetto serra.

  • “Davanti alla mia casa c’era un prato, di fiori e bimbi tutto inghirlandato, ora è sparito e al suo posto c ’è un grattacielo che non serve a me” (da Hanno rubato il prato, 1973)
  • Il prato prima c ‘era, poi hanno costruito e la città diventa un mostro di cemento, che mangia tutto il verde, che sporca il cielo azzurro, così continuerà, se noi non la fermiamo” (da il fiore di città, 1976)
  • “E oggi vincerà… il toro! E fischi e pomodori per papà! (3) E oggi la rivincita del toro, che finalmente vivere potrà…'” (da Torero al pomodoro, 1976)
  • “O cacciatore, cacciatore, no, no, non sparare! Gli uccelli nell’azzurro han diritto di volare…” (da Attacca al chiodo quel fucile, 1983)
  • “C’è Nettuno in fondo al mare, senza idee ne acque chiare, è nervoso ed infuriato il suo regno si è annebbiato…Non riesce più a dormire, per lo scempio a non finire, dalla plastica al catrame, bombolette, scatolame…” (da Nettuno netturbino, 1988)
  • “L’hanno scritto sui giornali, lo dice la tv, non è un’esagerazione, si minaccia l’estinzione… Quando la tigre non ci sarà più e le balene spiaggeranno in massa, avremo solo orsetti di peluche e i mal di testa di una mucca grassa (4)” (da Quando la tigre non ci sarà più, 1998)

I riferimenti agli animali sono presenti anche nelle canzoni definite ludiche, puramente ricreativi, senza scopi etici o didattici, numerosissimi sono, infatti (la media è di tre per edizione) i brani narranti le vicende di animali parlanti ed eroici.

  • “È il pinguino Belisario, che si è offerto volontario, sull ’attenti, naso all ‘aria, sai che missile sarà” (da II pinguino Belisario, 1966)
  • “Dormono i grandi coi cuccioletti e le balene coi gamberetti, fanno la nanna pure gli struzzi e in fondo al mare tutti i merluzzi…” (da La ninna nanna degli animaletti, 1971)
  • “E a svolazzare tra i ghiacci polari stan tre civette non so come mai, guarda guarda un po’ han su tre piccoli paltò…”‘ (da Barabà, Ciccì e Cocco, 1992)
  • “La coccinella, dove andrà, piccola e bella, chi lo sa, andava forte, più che mai, presto scomparirà” (da La coccinella sul go-kart, 2000)

Altro tema frequente nei testi delle canzoni dello Zecchino d’Oro sé quello dei rapporti familiari.
Le canzoni riguardanti la famiglia, presenti in maniera costante nel corso delle edizioni, consistono quasi sempre in pezzi dedicati a questo o a quel familiare, solitamente in toni di affetto e ringraziamento.

  • “Un papà come ce l’ho io, non lo dico per vanità, è uno schianto per conto mio, è un campione di serie A” (da Umpa-pà, 1974)
  • “Non sapevo ancora che quella mamma era per me tutto quel che al mondo c’è e in un attimo imparai, mamma, tutto è lei” (da Mamma tutto, 1976)
  • “Nonno, nonno no, non crescere mai, nonno, prima o poi ti metti nei guai, nonno, non potevo avere di più, nonno, il mio migliore amico sei tu!” (da Nonno Superman, 1990)
  • “…c’è la mamma della mamma che sa tutte le invenzioni che non sa mia mamma, c ’è la mamma della mamma che sa tutte le canzoni che sa la mia mamma” (da La mamma della mamma, 1998)

Altri testi, invece, esprimono critiche, seppur in tono bonario.

  • “Quando torni dall’ufficio, sembri un fuoco d’artificio e se fumi pipa e avana, c’è la nebbia in Val Padana, fumi prima di mangiare, fumi prima di dormire, fa il bravo, dammi retta, butta via la sigaretta!” (da Papà, non fumare, 1988)
  • “Mami, Papi, io sono piccolina ancor a… e fare sempre i bravi è dura… una volta siete stati, Mami, Papi, bambini piccoli anche voi!” (da Mami, Papi, 1993)

Le famiglie cantate allo Zecchino d’Oro, tuttavia, sono famiglie di tipo tradizionale, caratterizzate dalla presenza di entrambi i genitori e, spesso, da più di un figlio. Nell’edizione 1973, fu presentata, per la prima volta, una canzone, Io con chi sto?, che affrontava il tema del divorzio e, spiega Carla Boriani, fu l’unica canzone, nella storia della rassegna canora, a suscitare polemiche a causa dell’argomento trattato.

  • Lo so, non andate d’accordo e non vi scambiate uno sguardo, se non c’è più niente da dirsi, voi dite che è giusto lasciarsi, voi dite che è giusto lasciarsi, però, io con chi sto?”

Parole che suscitarono polemiche, non essendo ritenute adatte a una canzone per l’infanzia. Polemiche, seppure di diverso tono, furono scatenate, nel 1998, dalle canzoni Coccole! e La mamma della mamma, le cui parole furono ritenute offensive nei confronti delle madri lavoratrici e vennero considerate un ingiustificato rimprovero nei confronti delle stesse.

  • “Guardo alla finestra, cerco mamma, chissà se ci sarà già… Cose da fare ne ha sempre tante, ma la sua bimba è anche importante, mi dedicherà un po ’ del suo tempo o al lavoro tornerà? Al lavoro tornerà…” (da Coccole!)
  • “Noi, se siamo da soli, facciamo disastri, ci vuole qualcuno che resti con noi, papà che lavora, la mamma lavora, ma allora chi resta con noi?” (da La mamma della mamma)

Non si ricordano, sostengono Elisabetta Perugini e Carla Boriani, altre canzoni pubblicamente criticate o ritenute sconvenienti e diseducative.


(1) La canzone, in gara per il Libano, era una sorta di invocazione alla pace, rappresentata dalla Palombella del titolo.

(2) Canzone in gara per la Palestina.

(3) Il papà citato nella canzone – spagnola – è torero di professione

(4) Riferimento all’encefalopatia spongiforme bovina, nota come morbo della Mucca Pazza.

No comments yet. Be the first one to leave a thought.
Leave a comment

Leave a Comment