LA STORIA DELLO ZECCHINO D’ORO: ANALISI DEI DATI DI ASCOLTO

LA STORIA DELLO ZECCHINO D’ORO: ANALISI DEI DATI DI ASCOLTO

LA TESI INTERATTIVA DI LEVIA MESSINA  – 2005/2006 Facoltà di Sociologia –
ANALISI DEI DATI DI ASCOLTO 

Obiettivo della terza e ultima sezione è l’analisi dei dati di ascolto dello Zecchino d’Oro dall’edizione 1987 all’edizione 2005. Tali dati, rilevati tramite Auditel, saranno esposti, osservati e, in seguito, si cercherà di fornire una spiegazione sociologica alle variazioni degli indici di ascolto nel corso degli anni. Essendo il sistema Auditel nato nel 1986, risultano inesistenti dati d’ascolto antecedenti all’edizione 1987. Prima di osservare gli indici, è opportuno, tuttavia, effettuare una rapida panoramica al fine di comprendere cosa sia Auditel e che cosa si intenda con l’espressione indici di ascolto.

AUDITEL

Auditel nasce nel 1986 al fine di rilevare, 24 ore su 24, minuto per minuto, i dati relativi all’ascolto televisivo, in Italia, delle reti nazionali e locali. Per adempiere ai suoi compiti in modo imparziale, Auditel funziona come sistema tripartito in cui ciascuna delle componenti detiene un terzo delle quote:

•         Aziende Utenti, Agenzie e Centrali Media
•         Reti pubbliche
•         Televisioni private, nazionali e locali

L’1% è di proprietà della FIEG, Federazione Italiana Editori Giornali.
Applicando apposite metodologie statistiche, Auditel ha costruito un campione rappresentativo della popolazione italiana di età superiore ai quattro anni, attualmente costituito da 5000 famiglie, cercando di mantenere proporzionalmente intatte le diverse caratteristiche geografiche, demografiche e socio-culturali. Il monitoraggio degli ascolti avviene in modo automatico, attraverso un rilevatore elettronico multiprocessore chiamato people-meter, collegato a ogni apparecchio televisivo presente nell’abitazione della famiglia campione. Ogni giorno, minuto per minuto, i meter rilevano l’ascolto televisivo dei componenti della famiglia e degli eventuali ospiti. I dati rilevati sono raccolti e validati con procedure di analisi, controllo e ponderazione delle unità del campione, per ottenere stime corrette e rappresentare in modo attendibile la totalità delle scelte di consumo televisivo del Paese.

AUDIENCE E SHARE

Tra gli indicatori elaborati da Auditel di particolare rilevanza risultando /’audience media (comunemente chiamata audience,) e lo share.
Con l ’espressione audience media, si indica il numero medio dei telespettatori di un programma. È pari al rapporto fra la somma dei telespettatori presenti in ciascun minuto di un dato intervallo di tempo e la durata in minuti dell’intervallo stesso.
Lo share, invece, è definito come il rapporto percentuale tra gli ascoltatori di una certa emittente e il totale degli ascoltatori che stanno guardando qualunque altro programma sulle diverse reti.

Osserviamo, adesso, l’andamento delle percentuali di share della giornata finale della rassegna canora, dal 1987 al 2005, visualizzato nel seguente grafico:

Grafico

SHARE % ANNO
40,61 1987
36,70 1988
28,81 1989
21,64 1990
26,34 1991
24,75 1992
26,57 1993
25,92 1994
27,36 1995
29,55 1996
25,94 1997
27,62 1998
21,19 1999
18,26 2000
29,73 2001
29,04 2002
31,97 2003
27,12 2004
25,88 2005

Il primo dato che appare opportuno analizzare è la percentuale di share del 40,61% registrata per lo spettacolo finale del 29 novembre 1987. Si tratta di un dato fortemente anomalo, se confrontato con le percentuali delle edizioni successive, e la sua interpretazione risulta complessivamente difficoltosa, a causa dell’assenza di dati relativi alle edizioni precedenti. Non è quindi possibile stabilire se tale percentuale rispecchi un dato effettivamente deviante, una sorta di record nella storia degli ascolti dello Zecchino d’Oro, se sia, al contrario, in media con le percentuali di share degli anni precedenti (facendo, di conseguenza, ipotizzare un calo di ascolti ancora più rilevante dal 1987 agli anni successivi) o se gli ascolti fossero già in calo rispetto alle precedenti edizioni e, in tali anni, se fosse stato possibile rilevare i dati di ascolto, si sarebbero osservate percentuali superiori al 40,61%. Purtroppo, l’assenza di precedenti indici di ascolto non consente la risposta a tale interrogativo. È, tuttavia, opportuno, sottolineare che, nel 1987, lo spettacolo finale fu trasmesso, per la prima volta, nella fascia serale della programmazione televisiva (collocazione mantenuta fino al 2001), dopo anni di messa in onda nella fascia pomeridiana. È possibile ipotizzare che tale nuova collocazione (che, in seguito, avrebbe costituito un handicap, a livello di audience) sia stata notevolmente pubblicizzata a livello mediatico (pubblicità probabilmente accresciuta dalla concomitanza con la trentesima edizione del programma – Tale ipotesi, tuttavia, non risulta confermata da altrettanto elevati indici di ascolto percentuale di share per lo spettacolo finale dell’anno 1997 si limitò, infatti, al 25,94 % – attirando, così, un numero di telespettatori più vasto rispetto agli anni precedenti. Ricordando che si sta procedendo nel campo delle ipotesi, è possibile supporre che la quota aggiuntiva di telespettatori, che costituisce lo scarto dalla media (media situata intorno al 27,6% di share), fosse composta da individui che, per ragioni di vario tipo, risultassero impossibilitate a seguire lo Zecchino d’Oro in fascia oraria pomeridiana e fossero, tuttavia, interessati a seguirlo: a titolo esemplificativo, lavoratori in età adulta incuriositi dalla possibilità di rivedere una trasmissione seguita negli anni dell’infanzia.
Dopo il picco di audience registrato per la trentesima edizione, si osserva un importante calo di ascolti (18,97 punti percentuali) dal 1987 al 1990. Per circa dieci anni, le percentuali di share si mantengono piuttosto costanti, situandosi, tuttavia, intorno a cifre relativamente basse.
Occorre dedurne che lo Zecchino d’Oro non piaccia più? Occorre considerarlo come una trasmissione televisiva superata, nell’ottica di stampo evoluzionista espressa da Roberto Famé, – ∗ R. Famé, Tv dei ragazzi: estinzione di una specie in “Infanzia”; aprile 2005, pag.54 – che vede “la televisione come una sorta di ambiente nel quale nascono e vivono per un certo tempo determinate specie di programmi, alcune di esse evolvono adattandosi alle mutate condizioni ambientali e sopravvivono, altre non ci riescono e scompaiono definitivamente, altre subiscono mutazioni e ibridazioni”?
Da una ricerca tramite questionario strutturato riguardo la fruizione televisiva infantile, condotta, nel 1986, su un campione di 922 bambini dai tre ai sette anni residenti a Bologna – ∗ P. Bertolini e M. Manini (a cura di), I figli della TV; La Nuova Italia, Scandicci, 1988 –  si evince che la maggior parte di tali soggetti fruisca del mezzo televisivo da 1,45 a 2 ore al giorno, che i programmi più seguiti siano i cartoni animati – ∗ Con l’espressione cartoni animati aggressivi si intendono intrecci di genere avventuroso e non privi di scene violente, come Goldrake o Jeeg, Robot d’acciaio; sono da considerarsi, invece, cartoni animati affettivi quelli in cui sono maggiormente presenti le dimensioni affettiva ed emotiva, come Candy Candy o Heidi. –  e che la fruizione di programmi musicali, dato rilevante ai fini della presente ricerca, si limiti al 14,32% dei bambini intervistati. Di seguito, sono riportate le tabelle che evidenziano tali dati:

Tabella 9 – quantità di fruizione giornaliera per numero di ore

Numero ore v.a %
0,00 – 0,30 112 14,02
0,31-0,50 9 1,13
1,00 99 12,39
1,10-1,30 69 8,63
1,45-2,00 223 27,91
2,15-2,30 48 6,01
2,45 – 3,00 136 17,02
3,30 17 2,13
4,00 53 6,63
4,30-5,00 26 3,25
5,30-8,30 7 0,88

Tabella 3 – tipo di programma fruito

Tipo di programma v.a %
Telefilm, sceneggiati, ecc. 133 14,42
Cartoni animati aggressivi 628 68,11
Cartoni animati affettivi 770 83,51
Musica 132 14,32
Attualità 17 1,84
Sport 75 8,13
Varietà 164 17,79
Cultura 182

Sebbene tale ricerca sia stata condotta nel 1986, data antecedente allo share sorprendente del 40, 61%, i bambini del campione non risultavano particolarmente attratti dalla visione di trasmissioni musicali, né di varietà (lo Zecchino d’Oro può essere collocato in entrambe le categorie), accordando le loro preferenze soprattutto ai disegni animati, trasmessi per la prima volta in Italia intorno alla metà degli anni Settanta, con immediato successo su larga scala. Non è, di conseguenza, da escludere che tale genere abbia sottratto spettatori allo Zecchino d’Oro.
Elisa Manna, responsabile delle politiche culturali del Censis, fornisce una spiegazione al fascino dei cartoni animati sul pubblico infantile – ∗ E. Manna, Età evolutiva e televisione – livelli di analisi e dimensioni della fruizione; Eri, Torino, 1982 – :

“Prima che esplodesse il fenomeno dei cartoons giapponesi, noi probabilmente abbiamo sempre sottovalutato il reale bisogno di fiction e di immaginario che l ’infanzia ha sempre portato dentro di sé e abbiamo sempre creduto di placare con l’ausilio di qualche narrazione letteraria, filmica, televisiva abbastanza contenute e controllate, e con la segreta speranza che il senso di realtà prendesse al più presto il sopravvento. Al di là di ogni giudizio culturale che si può esprimere sui cartoons televisivi – giudizio che comunque, lo ripetiamo, non può essere sommario – non c’è dubbio che essi rappresentano la risposta più coerente, in una fase di grande espansione della cultura e dell’immagine elettronica, che il medium televisivo abbia prodotto e diffuso per rispondere al grande bisogno infantile di fiction.”

Leggendo i dati d’ascolto dello Zecchino d’Oro in quest’ottica, appare scontato che i disegni animati, siano essi affettivi o aggressivi, rispondano alle esigenze di fiction del bambino in maniera più adeguata rispetto al mero intrattenimento di un festival musicale, tuttavia, per convalidare la tesi che vede il calo di ascolti dello Zecchino d’Oro diretta conseguenza del boom dei cartoni animati, sarebbe necessario valutare l’impatto sugli indici di ascolto degli anni immediatamente successivi alla messa in onda dei primi cartoni.
Altri dati relativi alle preferenze televisive dell’età infantile provengono da una ricerca statunitense condotta nel 1972 da Lyle e Hoffman – ∗ E. Manna, Età evolutiva e televisione – livelli di analisi e dimensioni della fruizione; Eri, Torino, 1982 – su un campione di ragazzi di prima, sesta e decima classe (corrispondenti rispettivamente alle classi prima elementare, prima media e seconda superiore italiane).

Tipo di programma 1° classe 6° classe 10° classe
Azione – avventura per ragazzi 10 14 20

 

Situation-comedy 22 17 9
Situation-comedy familiare 25 23 9
Cartoni animati 24 5 1
Musica/varietà 3 5 13
Teleromanzi (serials dramas) / 3 9
Teatro 2 6 13
Notiziari / 1 1
Educazione – cultura 4 3 2
Western 3 8 7
Giochi 2 4 2
Sport / 2 2
Films 2 4 6

Benché, da tale ricerca, i programmi preferiti dai ragazzi della fascia di età più bassa presa in considerazione risultino essere le situation- comedies di ambientazione familiare, anziché i cartoni animati, tali dati non possono che confermare quanto evidenziato in precedenza: le trasmissioni musicali riscuotono scarso successo presso i bambini in età scolare e cominciano a riscuoterne quando tali soggetti apprezzano probabilmente già musica per adulti, anziché per l’infanzia, come quella proposta dallo Zecchino d’Oro.

Anche la psicologia infantile può fornire spunti interessanti riguardo alle ragioni del progressivo calo di audience dello Zecchino d’Oro. Neil Postman, teorico statunitense delle comunicazioni di massa, nel saggio La scomparsa dell ’infanzia (1982) , – ∗  N. Postman, La scomparsa dell ’infanzia – Ecologia delle età della vita, Armando Editore, Roma, 1984 – parla di bambino adulto.

 

“Quando i mezzi elettronici di comunicazione mettono in disparte l’importanza culturale del saper leggere e scrivere e ne prendono il posto, si vengono a creare nuovi valori negli atteggiamenti e nei tratti del carattere e comincia a diffondersi una nuova e riduttiva definizione dell ’età adulta. Ne risulta una nuova configurazione degli stadi della vita, che, nell’era della televisione, sono ridotti a tre: quello della prima infanzia nel primo stadio, e quello della senilità nel terzo; in mezzo vi è quello che potremmo definire del bambino adulto”.

La conseguenza di tale mutamento si esprimerebbe in ciò che Postman definisce come l’emergere di uno stile di vita comune a bambini e adulti. I bambini sarebbero scomparsi dai mass media, non in quanto scomparsi fisicamente, bensì in quanto raffigurati e mostrati come adulti in miniatura: un attento spettatore di qualsiasi trasmissione televisiva potrebbe notare come i bambini presenti siano simili agli adulti nel modo di parlare, nell’abbigliamento, nella gestualità e persino nelle manifestazioni della sessualità. Alcuni potrebbero obiettare che neppure in passato i bambini protagonisti di film e spettacoli fossero autenticamente infantili e che le loro rappresentazioni non fossero realistiche. Postman respinge tale obiezione analizzando il caso della bambina prodigio per eccellenza, Shirley Temple, popolarissima negli anni Trenta. La Temple non costituiva una rappresentazione realistica dell’infanzia, ma era, comunque, una bambina, vestita e pettinata da bambina, interprete di canzoni da bambina (come On the Good Ship Lollipop). Una Shirley Tempie attuale, sostiene Postman, non sarebbe più proponibile: indosserebbe abiti adatti a una donna adulta, canterebbe canzoni rock con probabili allusioni sessuali, presentandosi, in sostanza, come un’adulta in miniatura: “Siamo nel pieno di un processo che sta esorcizzando l’immagine infantile del bambino per sostituirla con una che lo assimila all’adulto”.
Postman definisce tale processo adultifìcation – ∗ Termine tradotto in italiano con adultizzazione – processo visibile anche nelle attività ricreative del bambino, i cui giochi di strada sono stati progressivamente sostituiti con discipline sportive regolamentate in circoli e palestre; nell’alimentazione, essendo sempre più frequente osservare bambini mangiare cibo un tempo riservato all’età adulta; nell’abbigliamento, esempio, probabilmente, più eclatante:
“…l’industria dell’abbigliamento infantile ha subito negli ultimi anni profonde trasformazioni, tanto che è praticamente scomparso tutto ciò che una volta era subito riconoscibile come tipico per bambini”.
Anche Silvia Vegetti Finzi, psicopedagogista, sottolinea la progressiva adultizzazione del bambino ∗  S. Vegetti Finzi e A.M. Battistin, I bambini sono cambiati, Mondadori, Milano, 1996, – .

“Probabilmente i bambini degli anni Novanta ci sembrano cambiati perché è mutato nella nostra società il modo di vivere e comunicare”.

Il bambino si trova a trascorrere contemporaneamente meno tempo e più tempo con gli adulti rispetto al passato. Meno tempo, poiché, nella maggior parte dei casi, entrambi i genitori lavorano fuori casa, trascorrendo sempre meno tempo in famiglia e più tempo, perché i rapporti bambini-adulti si sono ribaltati anche in senso numerico: non più tanti fratelli per due genitori, bensì molti parenti (genitori, nonni e, talvolta, persino bisnonni, a causa del progressivo allungamento della vita media), intorno a un solo bambino, con il risultato che il bambino si trova costretto a trascorrere sempre più ore da solo (Scomparsi i giochi nei cortili, per la strada, nei campi, ognuno resta chiuso nella sua casa, davanti a quella artificiale finestra sul mondo che è la televisione), spesso davanti al televisore o in compagnia di adulti. Circondato quasi esclusivamente da immagini e modelli di adulti, sul video e nella vita quotidiana (è opportuno ricordare che, nell’attuale palinsesto televisivo, le trasmissioni per ragazzi occupano uno spazio comunque esiguo della programmazione), il bambino si ritrova ad assimilare tali modelli e ad assumerne i comportamenti, con un conseguente processo simile all’adultification di Postman.

Lo Zecchino d’Oro, al contrario, continua a veicolare l’immagine di un bambino realmente bambino, non adultizzato. I bambini che partecipano alla rassegna canora cantano canzoni adatte, per i temi trattati, all’età infantile, vestono abiti infantili, non vengono truccati e non assumono atteggiamenti adulti. Elisabetta Perugini e Carla Boriani, nel corso dell’intervista, sottolineano come, durante le selezioni, vengano scartati gli aspiranti interpreti con atteggiamenti di divismo, anche se validi dal punto di vista delle capacità canore, eccessivamente adulti nel modo di porsi o anche, semplicemente, con una voce troppo impostata e non più infantilmente spontanea. In altri termini, l’immagine del bambino dello Zecchino d’Oro non è cambiata, nel corso degli anni, non si è adeguata al processo di adultification teorizzato da Postman: Barbara Ferigo, interprete, nel 1968, di 44 gatti, non è sostanzialmente diversa da Ottavia Dorrucci, interprete, nel 2003, de Le tagliatelle di Nonna Pina.

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Questo rifiuto di adeguarsi costituisce un’eccezione, in ambito televisivo, dal momento che, secondo Postman, è proprio attraverso tale canale che viene maggiormente veicolata la nuova immagine dell’infanzia. E opportuno portare a esempio una popolare trasmissione degli anni Novanta, Non è la Rai, di Gianni Boncompagni, programma in cui circa cento ragazze di età compresa tra i dodici e i venticinque anni cantavano, ballavano e conducevano giochi a premi. Le ragazze di Non è la Rai sono state oggetto di numerosi studi sociologici, condotti allo scopo di motivare il successo di una trasmissione apparentemente collocabile nella categoria della TV spazzatura: si trattava di ragazze vestite, comprese le dodicenni, con abbigliamento provocante e sessualmente allusivo, con movenze e gestualità altrettanto erotizzate e interpreti di canzoni tratte dal repertorio della musica leggera italiana e internazionale o scritte appositamente per la trasmissione, ma, in ogni caso, attinenti alla sfera sessuale e sentimentale. Significativo è l’accostamento, nel medesimo contesto, di adolescenti dodicenni e donne venticinquenni, che si trovano a doversi comportare allo stesso modo, a cantare le stesse canzoni, a indossare gli stessi abiti, confermando, in tal modo, la teoria di Postman che vede scomparire l’infanzia, sostituita, trascorsi i primi anni di vita (la prima infanzia) dal bambino-adulto, categoria che ben si addice alle ragazze di Non è la Rai, più volte paragonate alla Lolita di Nabokov. Gianluca Nicoletti, giornalista e critico televisivo, si riferisce ad Ambra Angiolini, la più popolare tra le partecipanti al programma, come a una “nuova forma di richiamo erotico” che ‘”fa sbavare i coetanei in mistica contemplazione”. – ∗ G.Nicoletti, Ectoplasmi – tipi umani nell’universo TV, Baskerville, Bologna, 1994 – 

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Il collegamento con lo Zecchino d’Oro risulta obbligato, allorché si pensa che le più giovani ragazze di Non è la Rai sono di due soli anni più anziane di alcuni interpreti dello Zecchino d’Oro e coetanee di alcuni coristi del Piccolo Coro dell’Antoniano, il cui limite di età è fissato a dodici anni. Ma le ragazze di Non è la Rai e i bambini dello Zecchino d’Oro e del Piccolo Coro sembrano appartenere a due pianeti diversi: le prime vestono minigonne e tacchi a spillo e intonano Ti amo di Umberto Tozzi e Sei bellissima di Loredana Berté, i secondi sono completamente privi di connotazioni erotico-sessuali, indossano abiti chiaramente infantili e cantano di draghi raffreddati e coccinelle sul go-kart. La differenza può essere ulteriormente compresa confrontando le fotografie di due bambine dodicenni del Piccolo Coro dell’Antoniano con l’immagine di una ragazza partecipante a Non è la Rai loro coetanea.

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Questo non adeguarsi al processo di adultizzazione del bambino può costituire un punto di forza per la filosofia dell’Antoniano (connotazione positiva sottolineata anche da Aldo Grasso ne L ’Enciclopedia Garzanti della Televisione: “ Il grande merito della manifestazione è di non aver mai proposto caricature, scimmiottature di analoghe competizioni per adulti, come hanno fatto programmi quali Piccoli fans e Cantiamo con Cristina”), ma potrebbe essere considerata una delle cause della diminuzione degli indici di ascolto, essendo l’immagine del bambino veicolata troppo infantile, troppo distante dal bambino-adulto proposto negli ultimi anni, le canzoni troppo ingenue per un pubblico con gusti già simili a quelli degli adulti. Per la medesima ragione, non è possibile escludere che il calo degli ascolti sia dovuto a un progressivo abbassamento dell’età in cui i bambini smettono di seguire lo Zecchino d’Oro, limitando l’utenza a una fascia di pubblico sempre più ristretta: quella che Postman definisce la prima infanzia.
Apparentemente, tale ipotesi verrebbe a cadere a causa dell’inversione di tendenza registrata nel 2001: in quell’anno, infatti, lo spettacolo finale dello Zecchino d’Oro fece registrare uno share pari al 29,73%: non una percentuale eccezionale, se confrontata con le percentuali della fine degli anni Ottanta, ma, in ogni caso, di 11,47 punti percentuali superiore a quella registrata per l’edizione 2000 (18,36% di share, record negativo  – ∗ Al momento attuale, non è stato possibile reperire le ragioni di tale minimo storico: essendo lo scarto dalla media, tuttavia, rilevante, non si esclude la messa in onda contemporanea, di un evento televisivi di grande rilievo, come una competizione calcistica della Nazionale Italiana o un film di successo trasmesso in prima visione – .). Una tale differenza rischia di apparire inspiegabile, se non si sottolinea che, nel 2001, lo spettacolo finale tornò alla collocazione televisiva pomeridiana. Tale decisione fu presa dall’Antoniano e dalle dirigenze RAI con il preciso intento di far fronte al calo degli ascolti (che, dal 1998 al 2000, avevano subito un’ulteriore diminuzione di ben 9,36 punti percentuali), con il pretesto che la fascia serale fosse poco idonea a una trasmissione rivolta nello specifico a un pubblico infantile. Il cambiamento di fascia oraria portò, come già sottolineato, un aumento degli indici di ascolto di 11,47 punti percentuali e questo risultato potrebbe ricollegarsi all’ipotesi secondo cui sarebbero, ormai, soltanto bambini molto piccoli a seguire lo Zecchino d’Oro,: quei bambini troppo piccoli per poter guardare la televisione anche in orari serali.
La messa in onda pomeridiana fu, come prevedibile, mantenuta anche per le edizioni successive, facendo registrare livelli di ascolto relativamente costanti (con un picco in senso positivo del 31,97% di share nell’edizione 2003 e in senso negativo, con il 25,88% di share, nel 2005). Il fatto che l’audience più bassa delle ultime cinque edizioni sia stata registrata lo scorso anno, lascia aperti numerosi interrogativi riguardo al possibile andamento futuro degli indici di ascolto: si tratta di un caso isolato, della normale oscillazione di percentuali complessivamente costanti o lo share è nuovamente destinato a decrescere, negli anni a venire?

CONCLUSIONI

Alla luce di quanto è stato osservato, è possibile notare come, pur con alcuni cambiamenti nel corso degli anni, la struttura originale, l’intelaiatura dello Zecchino d’Oro sia rimasta essenzialmente invariata. Lo Zecchino d’Oro è, infatti, dal 1959, una rassegna di canzoni per bambini eseguite dai bambini stessi. Le canzoni, vere protagoniste della manifestazione, hanno subito importanti modifiche, nel corso delle edizioni: dalle canzoni puramente ludiche e ricreative degli anni Sessanta, a brani di stampo etico-didattico presentati allo scopo di veicolare un messaggio pacifista, antirazzista o ambientalista. A esclusione di questo progressivo mutamento, lo Zecchino d’Oro ha mantenuto immutata la sua struttura portante: dodici (e, in seguito, quattordici) canzoni cantate e giudicate da bambini. Ed è, forse, a causa di questa staticità che, negli ultimi anni, si registra un progressivo calo nelle percentuali di share del programma, come se il punto di forza della squadra che vince non si cambia avesse trasceso nella staticità di una trasmissione sempre uguale e, di conseguenza, noiosa, inadeguata alle attuali esigenze dell’infanzia in termini mediatici, alla quale i bambini preferiscono altri generi televisivi, primi fra tutti i cartoni animati. Anche perché, forse, lo Zecchino d’Oro non è riuscito a mantenersi al passo con i tempi, tempi che, come teorizzato da Neil Postman, vedono un bambino sempre più adultizzato, sempre più simile a un adulto nelle caratteristiche fisiche (abbigliamento, gestualità) e comportamentali (linguaggio, gestione del tempo libero e preferenze in campo mediatico).

Lo Zecchino d’Oro, non ha mai proposto un modello di bambino ­- adulto, come quello veicolato in altre trasmissioni, prima fra tutte, Piccoli Fans, programma in onda negli anni Ottanta, condotto da Sandra Milo, in cui alcuni bambini imitavano i loro idoli musicali, intonando i loro successi ed emulandone gesti e abbigliamento. I bambini dello Zecchino d’Oro non hanno mai perso le caratteristiche infantili, caratteristiche che traspaiono dall’intera struttura della trasmissione: scenografie (allestimenti scenografici ogni anno diversi, ma con presenza costante di elementi di chiaro richiamo al mondo delle fiabe e del gioco, vedi fotografie), presenza di pupazzi animati, come Topo Gigio, abbigliamento tipicamente puerile dei concorrenti… caratteristiche che, forse, non rispecchiano la realtà postmaniana dei bambini attuali.

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Questo non significa che lo Zecchino d’Oro sia rimasto uguale a quello del 1959, ma, forse, non ha saputo adeguarsi ai cambiamenti dell’infanzia, pur con tentativi di modernizzarsi in tale direzione, quali l’affidamento della conduzione a personaggi estranei alla televisione dei ragazzi, ma di richiamo nazional-popolare o l’introduzione del televoto.
Dopo un forte calo di ascolti, iniziato negli anni Novanta e culminato nel 2000, dal 2001 si registra un’inversione di tendenza con un pur lieve aumento dei livelli di audience. Occorrerà verificare, negli anni a venire, se quest’inversione rappresenti una nuova ondata di successo per lo Zecchino d’Oro o una normale oscillazione del numero di telespettatori e sarà, soprattutto, interessante, vedere se lo Zecchino d’Oro continuerà con la sua linea standard storica o si troverà costretto, per sopravvivere, ad adeguarsi al processo di adultizzazione del bambino.


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SITI INTERNET

http://www.antoniano.it
http://www.auditel.it
http://www.wikipedia.it
http://www.google.it
http://www.quademiacp.it
http://www.unipi.it

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