Il muro che canta: Jorit incontra Mariele Ventre a Sasso di Castalda

Il muro che canta: Jorit incontra Mariele Ventre a Sasso di Castalda

Settembre 2025. Tra le montagne silenziose della Basilicata, un piccolo borgo si riempie di voce, senza emettere suono. È Sasso di Castalda, dove l’arte di Jorit, ha dato un nuovo volto – e nuova vita – alla memoria di Mariele Ventre, fondatrice del Piccolo Coro dell’Antoniano e anima gentile della musica per l’infanzia. Il murale è parte del progetto “Street Art per l’Anima – I Volti della Memoria, le Visioni del Futuro”, un’iniziativa che porta nei luoghi meno centrali d’Italia storie capaci di parlare a tutti. E Mariele, con lo sguardo fermo e le iconiche strisce rosse che Jorit riserva agli esseri umani “che resistono”, guarda oggi i bambini di una scuola, i passanti, il paese intero. In questa intervista, raccolta da Testimonianze Musicali, l’artista racconta cosa lo ha colpito di questa figura mite e rivoluzionaria, come la musica ha influenzato il gesto pittorico e perché un volto, anche dipinto, può suonare come un coro.
Un’opera che non si limita a decorare: educa, evoca, emoziona.

INTERVISTA DI FRANCESCA BERNARDI A JORIT
Che significato hanno le strisce rosse sul volto di Mariele Ventre nel murale?
Le strisce rosse sul volto di Mariele Ventre rappresentano il simbolo di appartenenza a quella che io chiama la Tribù Umana, sono un messaggio di fratellanza universale. E sono il tratto distintivo della mia arte.

Come hai scelto l’immagine?
Ho scelto l’immagine di Mariele perché incarna un messaggio universale di amore e educazione. La sua figura è iconica e rappresenta un legame profondo con la cultura musicale italiana, in particolare quella infantile. Temi a cui io tengo molto.

Cosa ti ha colpito personalmente della figura di Mariele Ventre al punto da sceglierla come protagonista del murale?
Ciò che mi ha colpito di Mariele è stata la sua capacità di trasmettere emozioni attraverso la musica. La sua dedizione nell’insegnare ai bambini è qualcosa di raro e prezioso, e ho voluto renderle omaggio attraverso quest’opera.

Nel dipingere Mariele, hai immaginato un suono, una voce, un coro? Quanto la musica ha influenzato il tuo approccio a quest’opera?
Quando dipingevo Mariele, certamente immaginavo le sue canzoni e il coro dei bambini. La musica ha influenzato il mio approccio, permettendomi di catturare l’essenza della sua voce e la gioia che trasmette.

Hai avuto modo di ascoltare le sue registrazioni, o di guardare il lavoro del Piccolo Coro prima di iniziare il murale? Se sì, cosa ti ha colpito di più?
Sì, ho ascoltato alcune delle sue registrazioni e ho guardato il lavoro del Piccolo Coro. Ciò che mi ha colpito di più è stata la semplicità e la genuinità della sua musica, capace di toccare il cuore di chiunque.

La musica di Mariele è stata strumento educativo. In che modo questo valore si traduce, secondo te, in arte visiva pubblica?
L’arte visiva pubblica ha il potere di ispirare e educare. La musica di Mariele, essendo educativa, si traduce in immagini che parlano di inclusione, gioia e crescita, rendendo il messaggio accessibile a tutti

C’è una canzone del repertorio di Mariele che ti è rimasta impressa e che, magari, senti vicina alla tua visione artistica?
Una canzone che mi è rimasta impressa è “Nella vecchia fattoria”. La sua melodia semplice e gioiosa risuona con la mia visione artistica di creare opere che siano immediate e coinvolgenti.

Il tuo murale è silenzioso, ma parla. Pensi che le immagini abbiano un potere musicale? Esiste, secondo te, una “musica del volto”?
Assolutamente, penso che le immagini abbiano un potere musicale. C’è una “musica del volto” che può trasmettere emozioni e storie, permettendo a chi guarda di percepire un ritmo e un’armonia anche senza suono.

C’è un aspetto del paesaggio, dell’architettura o della comunità che hai voluto integrare nel murale, anche in modo sottile o simbolico?
Ho integrato nel murale elementi del paesaggio circostante, come i colori e le forme della comunità, per creare un dialogo visivo che rifletta l’identità del luogo e delle persone che lo abitano.

Che ruolo ha avuto la comunità in questo progetto, anche a livello emotivo?
La comunità ha avuto un ruolo fondamentale. L’emozione collettiva durante la realizzazione del murale ha creato un senso di appartenenza e partecipazione, trasformando l’opera in un simbolo condiviso.

L’educazione musicale è sempre più trascurata nelle scuole. Credi che opere come questa possano risvegliare un interesse nuovo nei confronti della musica d’infanzia e del suo valore culturale?
Sì, credo che opere come questa possano risvegliare un nuovo interesse verso la musica d’infanzia. La visibilità e il valore culturale che rappresentano possono stimolare la curiosità e la passione nei confronti della musica.

Il murale dialoga con il passato (Mariele), ma anche con il futuro. In che modo pensi che questo lavoro possa ispirare le nuove generazioni?
Questo lavoro può ispirare le nuove generazioni mostrando loro l’importanza della musica e dell’arte come strumenti di espressione e crescita. Spero che possano vedere in Mariele un modello di passione e dedizione, spingendoli a esplorare e a creare.

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