Il bambino in televisione: cantare (non) è (più) un gioco – Ti Lascio Una Canzone e Io Canto

Il bambino in televisione: cantare (non) è (più) un gioco – Ti Lascio Una Canzone e Io Canto

PARTE 8
LA TESI INTERATTIVA DI FRANCESCO ARMELLIN 

Cominciamo parlando del programma nato per primo, ossia quello pensato e diretto – per le prime due edizioni, 2008 e 2009 – da Roberto Cenci, noto autore e regista televisivo.
Alla base di questo programma c’è l’idea che i grandi autori della musica italiana e straniera possano affidare un loro grande successo alle giovani generazioni, come eredità musicale da cantare e da fare propria come bagaglio culturale per le giovani promesse del canto; proprio da questa impostazione il titolo, oltre a trasmettere implicitamente questo messaggio, riprende quello di una famosa canzone di Gino Paoli, la quale, riarrangiata, verrà usata come jingle di entrata e uscita pubblicitaria per tutte le edizioni del programma.
La prima edizione vede per protagonisti 22 giovani cantanti, dai 10 ai 16 anni di età: il format, in fase sperimentale, prevede appena cinque puntate, di cui quattro eliminatorie e una finale, in cui le quattro canzoni più votate delle prime quattro serate vengono riproposte e votate nuovamente, così da decretare la canzone vincitrice dell’edizione. Il programma, sempre condotto dalla Clerici, è maturato negli anni, senza tuttavia snaturare la propria idea di fondo, per cui alla fine di ogni edizione viene premiata la canzone preferita. Bisogna tuttavia considerare che, in molti casi, il cantate – o il gruppo di cantanti, visto che nei vari anni la produzione ha provveduto a variare gli schemi, creando gruppi di ragazzi o usandone di già formati prima della trasmissione – influenza in modo abbastanza importante il giudizio della giuria o del televoto. Ciò che è sostanzialmente cambiato invece nelle diverse edizioni è la presenza – e l’importanza – della giuria: se infatti nelle prime edizioni essa era deputata all’assegnazione di un premio speciale ad una canzone per ogni puntata, funzione non collegata alla gara in senso stretto, nel tempo è stata invece integrata al televoto, ruolo che ha portato i giurati a commentare le esibizioni e, inevitabilmente, fare annotazioni positive o negative, cosa che nelle prime edizioni veniva saggiamente evitata smorzando così i toni della competizione.
D’altronde, i palchi su cui la manifestazione si è svolta, pur spostandosi in ben tre luoghi diversi, hanno mantenuto intatta una scenografia ed una contestualizzazione adattissima per uno show del sabato sera del più importante e seguito canale nazionale, ma allo stesso tempo in cui i bambini sono sempre stati posti come se fossero degli adulti: nella prima e nella seconda edizione, in particolare modo, il palco che ha ospitato lo show è stato quello del teatro Ariston di Sanremo, del quale non c’è bisogno di specificare l’importanza, il fascino e la soggezione che mette perfino negli adulti, per non parlare di bambini o ragazzi.
Gli elementi di costruzione del programma, decisamente votato ad un pubblico generalista, sono rimasti gli stessi anche nelle altre location, ovvero l’Auditorium RAI di Napoli – terza e quarta edizione – e l’Auditorium RAI del Foro Italico a Roma. E l’apprezzamento del pubblico, nei primi anni della trasmissione, ha avuto il – solo – risultato di ampliare il programma, tramite un aumento delle serate, progressivamente portate dalle cinque della prima edizione alle dodici dell’ultima, ma soprattutto grazie ad una serie di puntate-evento, inizialmente pensate per coprire un maggior numero di puntate senza esagerare nella diluizione della competizione in sé ma poi proposte come possibile alternativa ad un altrettanto progressivo calo degli ascolti, che seppur fisiologico di moltissimi programmi negli ultimi anni ha portato infine alla chiusura dello show dopo la sua ottava edizione.
Come già accennato in precedenza, dopo i primi due anni al timone del progetto RAI Roberto Croce si sposta a Mediaset, dove la riproposizione di un programma simile con una collocazione in palinsesto identica, quella del sabato sera, dovrebbe garantirgli un successo di pubblico per lo meno in linea con quello di Ti Lascio Una Canzone. Crea così il format di Io Canto, che tuttavia ha bisogno di staccarsi quel tanto che basta dalla kermesse della Clerici per evitare problemi legati ai diritti del programma originale, rimasti alla RAI. Questo nuovo programma, affidato allo stesso modo ad uno dei mattatori delle reti Mediaset, ovvero Gerry Scotti, prevede infatti una gara nel senso più stretto, ovvero quella tra i protagonisti, ragazzi tra i 7 ed i 16 anni; già strutturato in dieci puntate dalla prima edizione, prevede un vero e proprio percorso, portando all’ultima puntata i cantanti più apprezzati dal pubblico e dalla giuria, ed un premio da attribuire al giovane cantante che, nella puntata finale, risulti vincitore, ovvero uno stage presso la New York Film Academy. Già da questi primi dettagli si possono notare alcune sostanziali differenze tra i due show; nonostante questo, i numerosi punti di somiglianza non hanno sicuramente aiutato la produzione Mediaset, che non riesce a replicare il successo di pubblico della prima edizione, come invece aveva fatto Ti Lascio Una Canzone, ed il programma chiude con due anni di anticipo rispetto al collega dopo la metà delle edizioni, quattro.
Da queste edizioni si possono però prendere numerosi spunti per poter effettuare un analisi comparativa: gli show dei due canali nazionali più importanti, l’uno nel servizio pubblico e l’altro nella maggiore emittente privata,  pur essendo stati più volte accostati allo Zecchino d’Oro, non possono tuttavia essere paragonati direttamente alla ben più storica kermesse di musica per bambini, della quale si parlerà più avanti. Per il momento, si proveranno a confrontare i primi due, per poi passare ad un confronto più ampio tra le tipologie di programma, che per durata, musica proposta e contesto scenografico ma anche in palinsesto, differiscono in molti più punti.


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