Il bambino in televisione: cantare (non) è (più) un gioco – Gli anni ’70

Il bambino in televisione: cantare (non) è (più) un gioco – Gli anni ’70

PARTE 4
LA TESI INTERATTIVA DI FRANCESCO ARMELLIN 

Nel periodo che corre tra il 1969 e il 1975, la RAI si trovò di fronte a una serie di cambiamenti interni che andarono di pari passo con le circostanze esterne di un mondo e di un Italia che, complici movimenti del ’68, stava radicalmente voltando pagina. Furono le abitudini, i comportamenti, gli stili, i modelli a cambiare, per tutte le fasce d’età, chi perché direttamente coinvolto – in particolare i giovani adulti – chi per coinvolgimento riflesso, come i bambini figli di questa rivoluzione. Il 1975, in particolare, segnò un punto di svolta per la televisione nazionale, che sancì con una riforma le proprie nuove linee programmatiche: nel campo della televisione per bambini, non furono più questi ultimi ad essere il target specifico di riferimento, ma le loro famiglie, con i genitori che sempre più spesso si ritrovano di fronte al televisore con i propri figli anche in orari serali rispetto alla sola programmazione pomeridiana degli anni precedenti.

L’altra svolta fondamentale che la RAI compie in questi anni fu legata all’allargamento dell’offerta televisiva; come già detto, le sperimentazioni di trasmissione da parte di privati erano in moto, già da alcuni anni, mentre l’allargamento dei palinsesti della televisione (ancora monopolista) dal solo Programma Nazionale allo sdoppiamento Rete 1 e Rete 2 – al quale si aggiungerà la Rete 3 nel 1979 – comportavano una maggiore richiesta di programmi, finendo per minare la qualità stessa delle produzioni interne e lo sfruttamento sempre maggiore di risorse già pronte acquistate dai mercati esteri. Tra questi, si conferma un discreto uso di film e telefilm americani, con l’arrivo prepotente delle comiche del duo Stan Laurel e Oliver Hardy, ovvero Stanlio e Ollio, ma soprattutto si presentò una nuova tendenza verso i prodotti europei, con il grande successo della serie UFO (Programma Nazionale, 1970), di produzione britannica, e degli adattamenti del mercato scandinavo, dei quali l’esempio più lampante e famoso è quello di Pippi Långstrump (Pippi Calzelunghe, Programma Nazionale, 1971). Ad affiancarsi a queste trasmissioni per ragazzi, iniziò l’importazione di cartoni animati dall’attivissimo mercato asiatico, giapponese in particolare, dal quale arrivarono grandi successi come Heidi (Arupusu no shōjo Haiji, Rete 1, 1978) o Atlas UFO Robot (UFO Robo Gurendaizā, Rete 2, 1978), successivamente riproposto come UFO Robot Goldrake. In particolare, il successo di quest’ultimo anime, il primo cartone robotico giapponese acquistato e trasmesso nel nostro Paese, fu tale che Romano Malaspina, voce italiana del protagonista Actarus, raccontò[1] di aver conosciuto medici e liberi professionisti che la sera chiudevano l’attività prima del consueto per tornare a casa a vedere le puntate.

Questo tipo di atteggiamento da parte della televisione nazionale, seppur vistosamente diverso da quello a cui gli spettatori si erano abituati nel passato, non provocò particolari proteste come si potrebbe pensare; infatti quando anche Rete 1, nel 1976, disse addio alla storica TV dei ragazzi, la dicitura quasi parodistica TV2 ragazzi approdò appunto sul secondo canale, lasciando inalterata anche la sigla strumentale e modificando in maniera leggera la parte grafica, confermando quasi completamente gli orari di trasmissione e anzi talvolta aumentandone lo spazio finanche a coprire il cosiddetto prime time.

Arrivati alla metà degli anni ’70, come detto, la legge che sancisce l’ufficiale riforma della RAI[2] non cambia le carte in tavola per quanto riguarda il monopolio statale sulle concessioni  televisive, pur consentendo la trasmissioni via cavo in ambito locale dando di fatto il via libera ad investimenti sempre maggiori tra i privati. Se da un lato questo tipo di iniziativa doveva servire a contenere il sempre maggiore movimento che rischiava di minare la televisione statale nel suo crescente successo, anche visto l’incremento del numero degli apparecchi presenti nelle case degli italiani, dall’altro sul piano pratico ebbe un effetto contrario, vista la velocità con cui, nel settembre 1974, Giacomo Properzj, sindaco di Segrate, fondò insieme ad Alceo Moretti l’allora Tele Milano CAVO, che dopo una serie di cambi di denominazione e l’allargamento del territorio di trasmissione arriverà alla definitiva dicitura di Canale 5.

Tutto ciò che la RAI compie in termini di nuove sperimentazioni, seppur in notevole ritardo rispetto a quasi tutto il resto d’Europa, si limita alle prove di trasmissione a colori, alla quale si arriverà in modo definitivo solo il 1° febbraio 1977, quando ormai una gran quantità di emittenti locali presentava al proprio pubblico programmi provenienti da mercati vicini, come quelli Jugoslavi o Svizzeri, riproponendoli nella veste grafica originale a colori. Fu forse anche per questo motivo che i cartoni animati provenienti dall’estero, come già detto, arrivarono in Italia solo sul finire del decennio, senza che il giovane pubblico avesse il tempo di abituarsi alla sua programmazione sui canali RAI prima che essi potessero essere visti anche sulle reti private, di lì a due/tre anni.

[1] I. Cantoni, F. Di Sanzio, E. Romanello, “Graffiti Italia: Intervista a Romano Malaspina”. Mangazine, gennaio 1994

[2] L. n.103, 14 aprile 1975


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