Il bambino in televisione: cantare (non) è (più) un gioco – Programmi a confronto

Il bambino in televisione: cantare (non) è (più) un gioco – Programmi a confronto

PARTE 9
LA TESI INTERATTIVA DI FRANCESCO ARMELLIN 

Per analizzare due programmi che nella loro storia, per quanto breve, sono maturati cambiando alcuni aspetti della loro costruzione, si è deciso di partire da una puntata tipo delle rispettive ultime edizioni; nello specifico, si è scelto di partire dalla seconda puntata dell’ottava stagione di Ti lascio una canzone e dalla quarta puntata della quarta stagione di Io canto: la scelta è stata compiuta in virtù del fatto che in queste puntate le fasi preliminari dei programmi – soprattutto nel secondo caso – o comunque i meccanismi della trasmissione erano già stati spiegati ed assimilati dal pubblico, per cui la trasmissione è stata affrontata nella maniera più consueta possibile da conduttori, partecipanti e ospiti. In ogni caso, gli spunti tratti da queste puntate potranno aiutare nel più ampio studio dei due prodotti televisivi, facenti parte come detto della più ampia famiglia degli show d’intrattenimento del sabato sera.
Ad una prima analisi delle puntate selezionate, lo show Mediaset risulta più leggero del suo rivale, almeno in quanto a durata: 2 ore e 22 minuti contro le 3 ore e 4 minuti di Ti lascio una canzone; va però sottolineato che, nell’ultima edizione del programma della RAI, è stata introdotta una competizione parallela denominata BIG che vede in gara ex concorrenti maggiorenni di passate edizioni, della durata di circa mezz’ora, che consente di sforare il limite della mezzanotte imposto dalla regolamentazione del lavoro minorile_.
Entrambi i conduttori, seppur in modi leggermente differenti, usano in maniera esplicita la definizione di ‘talent show’ durante la presentazione del programma o nelle formule di uscita o rientro pubblicitarie; nonostante questo, la Clerici usa più volte il termine ‘luna park’ per definire l’atmosfera molto casalinga che caratterizza il suo stile di conduzione, non solo in questo frangente, mentre Scotti spesso si lascia trasportare da gag insieme agli ospiti per tenere alta l’attenzione e la percezione di divertimento associata al programma stesso. A questo proposito, è importante sottolineare come i due padroni di casa si approccino ai piccoli protagonisti, confronto piuttosto equilibrato visto che le età dei partecipanti nelle rispettive ultime edizioni vanno dagli 8 ai 17 anni nello show RAI e dai 7 ai 16 per quello Mediaset: sebbene Antonella Clerici conservi come detto uno stile di conduzione che punta sulla familiarità e sulla creazione di un atmosfera giocosa, in più occasioni si nota come siano state preparate con i bambini le poche battute che la conduttrice tiene a scambiare con loro, tanto che i più piccoli rischiano spesso di incespicare nelle pur semplici risposte imparate a memoria; dall’altra parte, l’apparente trasporto comico di Gerry Scotti non si materializza quasi mai con i concorrenti, tanto che essi vengono chiamati sul palco, brevemente introdotti e congedati non appena terminano la propria esibizione, con atteggiamenti che a volte rasentano quasi la bruschezza.
Passando ai momenti specifici dei programmi, Ti lascio una canzone ha conservato nel corso di tutte le sue edizioni la sigla, che è un medley di quattro canzoni che vogliono essere in qualche modo le tre sfaccettature del programma stesso: dopo la prima introduzione musicale, che è il già citato ri-arrangiamento della canzone di Gino Paoli Ti lascio una canzone, un ‘romantico’ duetto tra due dei più piccoli concorrenti sulle note di Qualche stupido ti amo – release italiana del successo Somethin’ stupid di Frank Sinatra – seguito dal brano allo scopo di contesto Noi, ragazzi di oggi di Luis Miguel cantato dall’ensemble dei partecipanti alla gara e dalla cover di Buonasera, buonasera di Sylvie Vartan, già sigla di Doppia coppia (Programma Nazionale, 1969-1970) cantata dalla Clerici, che per sua stessa ammissione è stonata e dunque si esibisce su una traccia in playback sensibilmente aggiustata in post-produzione. Dall’altra parte, Io canto, che nelle prime edizioni si era affidato a diverse interpretazioni dell’omonimo successo di Riccardo Cocciante, non propone la sigla ma un breve jingle accompagnato dalla grafica del titolo per entrare subito nel vivo della competizione. Anche in questo caso, l’attenzione ai partecipanti sembra diversa: nel primo caso, tutti i bambini vengono coinvolti, almeno a livello corale, mentre dall’altra ai concorrenti viene lasciato il solo spazio dell’esibizione vera e propria.
Restando nel tema dei rapporti dei conduttori con le presenze in studio, è necessario soffermarsi anche sulla composizione e sui ruoli degli ospiti fissi. Lo show di Rai 1 chiama infatti a giudicare le performance dei giovani cantanti personalità del mondo dello spettacolo; come sottolineato in precedenza, nel corso delle edizioni del programma la giuria ha avuto una crescente importanza, e nell’ultima edizione il ruolo è stato assegnato a Fabrizio Frizzi, Lorella Cuccarini, Chiara Galiazzo e Massimiliano Pani. La prima considerazione riguarda la varietà di figure professionali: l’intento è chiaramente quello di avere giudizi sui diversi aspetti delle esibizioni, per cui Frizzi, unico senza competenze musicali, è colui che valuta gli aspetti più legati alle emozioni e allo ‘spettacolo’, Chiara può portare la sua pur breve carriera da cantante ma soprattutto la sua partecipazione ad un talent – avendo vinto la sesta edizione di X Factor (Italia) (Rai 2, 2008-2010, dal 2011 su Sky Uno) – e la Cuccarini svolge la funzione di una sorta di via di mezzo tra i due, con una lunga esperienza di spettacolo televisivo e teatrale alle spalle; l’esperto, nella composizione di questa giuria dovrebbe essere proprio Pani, produttore e compositore musicale, e in un certo senso dai giudizi emerge proprio questa superiorità di conoscenza degli aspetti tecnici del canto e della musica in generale. Allo stesso tempo, però, a tutti e quattro i giudici viene richiesta una buona dose di professionalità nel valutare le performance, anche in virtù del fatto che il loro giudizio conta per il cinquanta percento del voto finale, per cui in molti casi si sentono giudizi estremamente tecnici e particolareggiati sui cantanti; in questo caso, come diremo più avanti, vi è una netta distanza dal format dello Zecchino d’Oro, in quanto pur essendo entrambe delle gare di canzoni una giuria adulta è più facilmente condizionabile dall’esibizione e dal talento di chi la canta rispetto alla giuria di bambini che invece è chiamata ad eleggere la vincente della più vecchia competizione di musica per l’infanzia, sottolineatura confermata da alcune preferenze accordate dai giudici di Ti Lascio Una Canzone esplicitamente dettate da doti canore più convincenti o interpretazioni più sentite da parte dei giovani cantanti.
Per quanto riguarda Io Canto, invece, vi sono due livelli di interazione con gli ospiti fissi. Da un lato, infatti, nell’ultima edizione troviamo dei capi-squadra, tre esperti musicali, di cui Mara Maionchi e Claudio Cecchetto produttori e discografici, Flavia Cercato invece conduttrice radiofonica e opinionista televisiva; dall’altra, la giuria vera e propria, composta da Marcella Bella, Arianna Bergamaschi, Antonella Lo Coco, Maurizio Pica e Fio Zanotti. Tra cantanti, produttori e musicisti anche in questo caso i giudizi sembrano voler essere il più possibile oggettivi e ‘adulti’, in un certo senso, visto che nessuno dei personaggi in questione è prettamente votato alla produzione per bambini: d’altro canto, la trasmissione è esplicitamente basata sulla competizione tra i singoli partecipanti, che non a caso non si esibiscono mai insieme ad altri ‘avversari’ – a differenza del talent della Clerici, che a volte costruisce duetti, gruppi o band. Nel caso del programma di Canale 5, in ogni caso, i commenti espliciti della giuria in quest’ultima edizione sono pochissimi, sporadici, mentre i capi squadra, proprio per la dinamica competitiva che li vede contrapposti, enfatizza sia in maniera implicita che esplicita la bravura dell’uno o dell’alto piccolo cantante nei confronti degli altri concorrenti, sia che si tratti di una prova per acquisire un nuovo componente della squadra sia che si tratti invece di una sfida per guadagnare punteggio in vista della finale di puntata. Nelle precedenti edizioni anche Io Canto aveva comunque invitato a far parte della giuria una varietà di personaggi del mondo della musica ma anche dello spettacolo in senso più lato, fatto che rendeva i giudizi spesso più misti e dettati da ragioni più varie, un po’ come notato nella puntata dello show della Clerici.
Presenze ulteriori agli ospiti fissi sono il richiamo di entrambi gli show: entrambi privilegiano ospiti che abbiano a che fare con il mondo della musica, anche se i segmenti a loro dedicati cambiano con il passare delle edizioni: se infatti per Rai 1 è sempre stata fondamentale, negli anni, l’interazione dei propri ospiti con i piccoli cantanti, nello spirito di passaggio ereditario delle canzoni, c’è da dire che anche su Canale 5 si sono visti moltissimi duetti tra i cantanti ospiti dello show ed i concorrenti; eppure, a Ti Lascio Una Canzone, spesso sono stati ospitate anche altre tipologie di personaggi famosi, attori e volti noti delle reti RAI, che più che cantare partecipavano a piccoli sketch comici o gag, mentre a Io canto venivano invitati quasi esclusivamente cantanti, ai quali era lasciato lo spazio per una esibizione personale.
Nelle puntate prese in considerazione, comunque, queste tendenze trovano solo in parte delle conferme, tanto che è possibile pensare che in nessuno dei due programmi ci fossero delle vere e proprie linee guida, ma solo degli stili che venivano adattati di volta in volta a chi le produzioni riuscissero ad invitare. Da una parte Ti lascio una canzone, nella puntata visionata, propone il cast della fiction Alex & co. (Disney Channel, 2015), puntando su un prodotto particolarmente appetibile per i concorrenti e gli spettatori più giovani anche se probabilmente meno conosciuti dalla maggior parte del pubblico adulto della trasmissione, mentre Io canto punta su un grande nome della musica leggera italiana contemporanea, Nek. La grande differenza di target cui l’ospite viene proposto è sottolineata anche dall’interazione con i piccoli protagonisti della trasmissione, che nel programma di Scotti è completamente assente mentre è parte integrante del segmento-ospiti su Rai 1, con – anche in questo caso preparatissime – domande da parte dei ragazzi agli ospiti. È evidente dunque che quasi tutti i segmenti delle trasmissioni siano votati alla musica, leggera o tratta da spettacoli e prodotti televisivi all’interno del mondo della musica, creando una coerenza interna a prescindere da ciò che l’ospite possa fare o non fare con i piccoli protagonisti degli show.
Le considerazioni sul trattamento riservato ai concorrenti ai programmi non può infine che essere sottolineato dalla messa in scena. Entrambi i programmi, infatti, propongono delle scenografie televisive estremamente moderne ed in linea con i più grandi show di qualsiasi genere, con giganteschi ledwalls alle spalle del palcoscenico rialzato, numerose tribune per gli spettatori ed un’orchestra live, sebbene su Rai 1 essa sia rimasta, con il passare delle edizioni, in una posizione più visibile rispetto a quella di Canale 5, sempre più nascosta nella scenografia. Tutti questi elementi vengono poi illuminati da una fotografia decisamente importante, che si differenzia nei colori preponderanti ma che cerca sempre l’arma della spettacolarità e della sorpresa, cercando di legare esibizioni, musica e luci in giochi visivi altrettanto degni dei più grandi show contemporanei. Per molti versi, sembra di rivedere in entrambi una struttura che richiama quella del Festival di Sanremo: se non fosse per la mancanza della consueta ed asettica formula di presentazione che contraddistingue la più famosa competizione canora nazionale per adulti, si potrebbe facilmente confondere gli studi televisivi Mediaset e gli Auditorium RAI con il palcoscenico dell’Ariston di Sanremo; come detto, nel caso delle prime due edizioni di Ti lascio una canzone, la confusione era resa ancora maggiore dal fatto che si trasmetteva proprio dal palco della kermesse più longeva della televisione nazionale. Nell’uno come nell’altro caso, il pubblico ospita quasi solo adulti, comprendendo i genitori dei piccoli partecipanti ai quali viene sporadicamente riservato un piccolo spazio di inquadratura e comunque mai una vera e propria interazione.
Nel prossimo paragrafo si proverà ad applicare tutti gli elementi che sono stati utili al fine di analizzare le due trasmissioni anche allo Zecchino d’Oro, per poi poter trarre alcune considerazioni sulle diverse tipologie di spettacoli televisivi.


TESI PARTE 8
TESI PARTE 7
TESI PARTE 6
TESI PARTE 5
TESI PARTE 4
TESI PARTE 3
TESI PARTE 2
TESI PARTE 1

No comments yet. Be the first one to leave a thought.
Leave a comment

Leave a Comment