Contributo di Nicola Manaresi – Archivio Diaristico Nazionale

Contributo di Nicola Manaresi – Archivio Diaristico Nazionale

Contributo di Nicola Maranesi – Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano

“Mi piaceva cantare o forse era semplicemente una cosa naturale come mangiare e respirare. O forse era ciò che mi circondava da sempre, senza scelta”. Senza scelta: perché Francesca Bernardi è nata dentro alle canzoni e alla musica, e la storia della sua vita a partire dall’infanzia si inscrive all’interno della storia di una piccola e gloriosa istituzione italiana. Un pezzo della cultura popolare del nostro Paese che appartiene a chiunque sia nato negli ultimi sessant’anni: il piccolo coro dell’Antoniano. “Una formazione corale di bambini dai tre ai dodici anni con sede presso l’istituto dell’Antoniano dei frati minori del convento di S. Antonio di Bologna in Via Guinizelli al numero 3. Nel 1961 ha affiancato i solisti che cantavano le canzoni dello Zecchino d’Oro e nel 1963 è nato come coro stabile con un gruppo di otto bambini fondato e diretto dalla Signorina Mariele Ventre”. Mariele è una figura indimenticabile, al pari del conduttore televisivo dello Zecchino, Cino Tortorella, e della sua spalla comica Topo Gigio. Una donna che ha dedicato l’intera vita all’Antoniano, e che ha segnato profondamente il cammino di Francesca Bernardi, che non a caso ha scritto una memoria intitolata “MI  MU  MA di Mio di Musica di Mariele”, oggi custodita dall’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano. Francesca che nasce a Bologna nel 1971 e che nel 1976, piccolissima, debutta all’Antoniano e allo Zecchino, interpretando la canzone “La Teresina” che si aggiudica l’edizione di quell’anno. Ma non c’è da stupirsi se la musica scorre nelle vene di quella bambina perché Francesca, al pari della sorella maggiore Barbara, si era ritrovata appunto “senza scelta” a crescere in mezzo alle note e al canto. La madre Eugenia nell’organizzazione del coro aveva trovato una seconda casa, lei che aveva seguito il marito a Bologna allontanandosi dalla famiglia d’origine. Lei che quelle figlie all’Antoniano ce le portava neonate, e persino prima. “Quando ancora mia madre era incinta di me, Mariele le accarezzava la pancia dicendo che mi avrebbe aspettato, come se già fosse sicura che avrei fatto parte del coro” racconta Francesca, aprendo squarci di intimità su una vicenda che è tutta sua, ma anche nostra. Guardando lo Zecchino in televisione, da osservatori bambini o adulti, non abbiamo potuto fare a meno di ammirare il rapporto speciale, esclusivo, posto in essere da Mariele Ventre con i suoi allievi. Francesca ci racconta la genesi di quel legame, che nel suo caso ha lasciato un segno positivo e profondo. Che le ha aperto le porte ad esperienze fuori dal comune, a partire dalle quelle televisive, nel quadro di un’infanzia allegra ma disciplinata, incanalata in un percorso fatto di intere giornate passate a studiare, e provare, in vista delle esibizioni. Ed è con un sorriso che Francesca, ormai adulta, ricorda l’invito dell’assistente della direttrice del coro a iscrivere i figli, ancora molto piccoli, all’Antoniano. Francesca rifiuta. Forse un po’ per gelosia, perché quello era il mondo della sua infanzia e vuole preservarlo come tale. Ma soprattutto perché ha maturato dentro di sé il desiderio di lasciarli liberi, liberi di vivere un’infanzia fatta anche di noia, di pomeriggi al parco e di pisolini. Ed è a questo, a tutto quello che c’è stato al di fuori dell’Antoniano e dello Zecchino che Francesca dedica un’ideale seconda e preponderante parte della sua memoria, nella quale racconta una vita in cui non ha mai cessato di essere se stessa e di amare la musica.  Proprio come dice il titolo della sua testimonianza autobiografica: “MI  MU  MA di Mio di Musica di Mariele”.

 

 

 

 

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