Un cane capellone e una gatta miagola dentro a un Penny

Un cane capellone e una gatta miagola dentro a un Penny

Il mio rapporto con lo Zecchino D’Oro?
Decisamente controverso.
Dovrei partire fin da piccolissimo quando i miei genitori mi comprarono il famoso Penny, quel “giradischi” portatile di un rosso fiammante.
Da lì a pochissimo cambiò la mia vita o per lo meno quella parte della mia vita.
Siamo nel 1977, non so dire il mese ma sicuramente prima dell’estate.
Mi si apriva un mondo perché se fino a poco prima dovevo per forza di cose sciropparmi tutti i 33 giri che i miei sentivano (Henry Bellafonte, Claudio Villa, Armstrong, jazz e così via) senza avere la possibilità di ribellarmi, da quel giorno, pensavo di avere lo scettro del comando in mano, e ce l’avevo!
Niente più lagne ma solo sigle dei miei eroi preferiti come Sandokan, Zorro, La Tartaruga, i Barbapapà, la Carrà con “Ma che musica maestro” e qualche strano disco del quale stranamente rispetto agli altri non abbinavo ricordi..
E’ proprio di questi strani dischi che vorrei dirvi qualcosa in più.
Avevo da poco compiuto 5 anni ma ricordo benissimo quanto adorassi ascoltare e riascoltare il brano inciso su uno di questi che era appunto “Il cane capellone”. Scarabocchiai la copertina con tanti disegnini di uno pseudo cane barbuto mentre il Penny suonava a ripetizione quelle note che ancora mi sembrano vive e ronzano nella mia testa “Bu Bu – Ba Ba che male c’è se suono il chitarrone fa sol si do re”… E tanto l’amavo che avevo perfino convinto il mio amico del cuore che abitava di fronte a casa mia a metterlo a ripetizione mentre giocavamo. Provavo perfino a ballarla!
Siete curiosi di sapere quali fossero gli altri dischi?
Li ricordo come se fosse ieri: “La favola della gatta miagola” (adoravo i gatti e il pezzo mi aveva completamente stregato, o per meglio dire “STREGATTO”)

Poi ancora: “Per un ditino del telefono”, altra passione un telefono giocattolo con il quale mi immaginavo di essere il centralino che passava la linea ai vari presidenti delle nazioni mondiali. A volte in mezzo ai presidenti ci mettevo qualche personaggio di fantasia (non che i nomi dei presidenti già non lo fossero), come Sandokan o Zorro! Quale disco non poteva mancare? “44 gatti” e con questo avevo fatto bingo, oppure scopa dato che adoravo giocare con mia nonna a carte in quel periodo!
Ma la copertina che più adoravo e che non avrei mai imbrattato di un segno microscopico di biro era quella del disco “Volevo un gatto nero” della discoteca dei Piccoli. Eh si quel gatto nero l’avrei voluto davvero accanto a me la sera quando andavo a dormire pensando al giorno dopo che avrei potuto ancora risentire il brano e sognato un gatto spaziale con il quale potevo condividere le mie gioie e tristezze come se fosse quel fratello che non avrei mai avuto.


Ho letto diverse testimonianze e se leggi la mia inizio con il dire controverso ma poi non torno sull’argomento, in realtà controverso era perché altri miei compagni di scuola non capivano e non accettavano che io potessi ascoltare queste canzoncine e quindi fino all’età di 8 anni dovevo, a parte quel mio amico di cui ho parlato, nascondere questi dischi e lasciare in vista gli altri.
Il mio amico era l’unico assieme a mia madre che mi capiva.
Ah una cosa ricordo. Come ti ho scritto adoravo “Volevo un gatto nero”. Un giorno doveva venire a casa un mio amico, Rodolfo e anche lui aveva il Penny, ma ascoltava cose tipo Capitan Harlock, Remi’, e qualche canzone famosa italiana. Mi dimenticai di riporre nell’armadio quel disco e non appena stava per entrare nella cameretta, buttai per caso un occhio sulla sedia e notai il disco… Ero terrorizzato al pensiero che lo vedesse cosi lo presi velocemente e lo ficcai sotto il letto. Stetti male pensando al povero gatto come si sarebbe sentito li sotto al buio (pensa te) e quando il mio amico se ne andò lo presi e notai la polvere sulla copertina. Mi misi a piangere dicendo che non l’avrei mai più abbandonato il gatto.
Mia mamma non capiva perchè piangevo e pensava mi fossi fatto male o Rodolfo mi avesse detto qualcosa di brutto ma io dissi che andava tutto bene perchè il gatto nero mi stava accanto e mi proteggeva.


Volevi sapere come mai mi è ripreso l’interesse? Ora te lo dico.

1) Di Cino Tortorella mi aveva sempre parlato mia nonna come un mito quindi poter vedere o rivedere le trasmissioni era un traguardo
2) Mariele Ventre… persona che avrei voluto tanto conoscere e quindi guardando le trasmissioni mi piaceva vederla al lavoro
Altro motivo: ai tempi di Bim Bum Bam periodo Antoniano, non perdevo una puntata e mi guardavo le sigle e le canzoni che venivano fatte nello studio dell’Antoniano con i bambini del piccolo coro 1983-85.
Altro motivo (triste stavolta). 
Una mia amica mi aveva dato la possibilità di rivedere alcuni di questi filmati tramite sue registrazioni d’epoca. Lei adorava lo Zecchino e quindi appena si era comprata un videoreg aveva registrato alcune cose e parecchi anni dopo che l’ho conosciuta siamo diventati amici e lei me ne parlava. Purtroppo poi lei è morta ancora troppo giovane, ma è rimasto molto di lei dentro di me come anche questi brani di quei 3 anni.

E per ultimo ma non ultimo di importanza: curiosità nel scoprire pezzi che non conoscevo ma che negli anni erano stati riproposti dalla rai tramite i filmati vecchi.


Sai che ho anche io comprato all’epoca il cofanetto delle tabelline di Corrado?

Natale 1977: dopo tanti sforzi inutili di mia madre e di mia nonna ad inculcarmi le prime nozioni dei numeri, un giorno mentre si vedeva tutti quanti in tv domenica in i miei notarono che ero particolarmente attento a seguire Corrado. Ma che faceva? Provava ad insegnare ai bambini in uno studio che non era quello solito di domenica in, come si potevano fare operazioni con i numeri ma lui lo fece facendo cantare dei bambini
e quindi stava catturando la mia curiosità. Finito il siparietto, chiesi a mamma se poteva invitare Corrado a casa e che avrei imparato ma solo da lui. Mia mamma mi disse che non era possibile e non so che scusa disse, ma sicuramente fu un qualcosa di talmente assurdo che ci credetti (tipo che i marziani lo avevano rapito e non poteva tornare fino a domenica prossima). E allora ricordo una cosa bene. Mia madre l’indomani mi disse che Corrado aveva lasciato un regalo espressamente per me ed era il cofanetto delle tabelline. Subito vai con il mio adorato Penny e ripetevo mentre ascoltavo le tabelline e sai cosa successe? Che quando andai in prima elementare ero davanti a tutti e conoscevo già le moltiplicazioni di base.
Nel 1984 anni e anni dopo ebbi la fortuna di stringere la mano a Corrado, si quello!! in occasione del “Pranzo è servito”. Lui disse: “Aho è t’ho cresciuto bene” e mi diede una carezza sulla testa. Avevo 12 anni.
Francesco
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