Il bambino in televisione: cantare (non) è (più) un gioco – Anche i bambini cantano

Il bambino in televisione: cantare (non) è (più) un gioco – Anche i bambini cantano

PARTE 7
LA TESI INTERATTIVA DI FRANCESCO ARMELLIN 

Il genere televisivo dell’intrattenimento è stato da sempre supportato da giochi e sfide, di diversa natura, le quali oltre a svolgere la funzione di intrattenere appunto il pubblico da casa pone i concorrenti in posizioni di rivalità che, quasi sempre mantenuta su accettabili livelli di sportività e correttezza, riescono a catturare l’attenzione e a schierare gli spettatori a l’uno o l’altro concorrente, o squadra, per cui inevitabilmente si crea una dinamica di tifo per quanto più o meno marcata.

Nel contesto più limitato delle trasmissioni create per un pubblico di bambini o adolescenti, spesso le competizioni sono rese appetibili tramite la partecipazione di pari età che si sfidano, magari in ambienti e con modalità che tendano a non rimarcare in modo particolare gli aspetti competitivi per preferire la prospettiva ludica; tuttavia, non sempre nella televisione italiana questo tipo di visione e di attenzione è stata tenuta in considerazione, tanto che si possono prendere in esame diversi programmi che, soprattutto nel recente passato, hanno rischiato di trasformare i minori che vi partecipavano in concorrenti agguerriti più di quanto a volte non lo siano i loro corrispettivi adulti.

A questo proposito si possono segnalare diversi speciali dedicati all’infanzia e all’adolescenza di programmi pensati per gli adulti, come ad esempio L’eredità (Rai 1, 2002), che ha organizzato diverse puntate con protagonisti i bambini, soprattutto il periodo natalizio della nella stagione televisiva 2011/2012 e, a dicembre dello stesso anno, uno speciale ‘crossover’ in cui i concorrenti della trasmissione furono i ragazzini già concorrenti del talent Ti lascio una canzone, del quale parleremo più approfonditamente più avanti; esperimenti simili sono stati tentati anche da altri programmi di tutte le reti, tra cui Quiz show (Rai 1, 2000-2002) e Sarabanda (Italia 1, 1997-2004).

In realtà, in questo momento storico, c’è una tendenza alla misura che la competizione – televisiva – dei minori debba essere in qualche modo tutelata o comunque non esasperata come avviene in altri contesti: per questo, il declino creativo della televisione, italiana in particolare, si affida quasi esclusivamente a formule che ben poco hanno di originale e che invece non nascondono imitazioni e adattamenti di format già collaudati, tanto che anche i bambini spesso vengono introdotti in trasmissioni che non sarebbero dedicate a loro. Esempio lampante è quello dei talent di nuova generazione, con i giudici ‘popolari’ a decretare o meno il successo di un artista: sia Italia’s got talent (Canale 5, 2009, dal 2015 su Sky) sia Tu sì que vales (Canale 5, 2014) hanno più volte ospitato ragazzini che, seppur talentuosi e spesso aiutati dalla loro dolcezza infantile, finivano prima o poi invischiati nella competizione ed eliminati, a favore di qualche adulto che anche senza essere per forza più ‘bravo’ possiede una capacità interpretativa o una possibilità di elevazione del coefficiente di difficoltà che manca ai più piccoli, che invece portano fin da subito tutte le loro energie e capacità alla prima fase eliminatoria.

Nella stagione 2016-2017, in particolare, sembra però iniziare un’inversione di tendenza, che cerca di recuperare almeno in parte la contestualizzazione specifica per la fascia d’età: così tutte e tre le grandi aziende televisive italiane hanno programmato nel proprio palinsesto un format dedicato ai bambini, dove le fasce d’età si scostano di poco tra l’inizio dell’età scolare e l’adolescenza. Mediaset, che già dalla stagione precedente aveva portato in Italia il format spagnolo Pequeños gigantes (Canale 5, 2016), che con la formula di esibizioni valutate singolarmente ma poi sommate e classificate per squadra aveva già provato a limare la gara tra i piccoli concorrenti, proverà quest’anno ad affidare i giovani aspiranti talenti al format americano Little big shots (Canale 5, 2016). In questo programma, secondo l’idea originale, l’intrattenimento è dato dalla combinazione delle esibizioni prodigiose dei bambini unite alle interviste che il conduttore intavola con i partecipanti, in una modalità già comunque vista anche in Italia nell’irriverente Chi ha incastrato Peter Pan?. Accanto al nuovo programma di Canale 5, troviamo due format simili ma con finalità diverse. Sulla RAI, al momento, l’unica attività prevista poggia sulla raccolta fondi per l’UNICEF, così che la solidarietà farà da sfondo alla gara di bambini talentuosi in Prodigi (Rai 1, 2016), che consisterà però in un unica serata. La differenza, almeno alle informazioni arrivate fino ad oggi, è che solo nel caso dello show sulla TV pubblica sono previsti dei premi, sotto forma di borse di studio, che saranno attribuiti ai vincitori delle categorie che a questo punto si ritroveranno, volenti o nolenti, in gara l’uno contro l’altro.

Di corredo SKY proporrà sul proprio canale generalista uno spin-off di Italia’s got talent, ovvero Kid’s got talent (TV8, 2016) che invece nella propria presentazione sottolinea l’assenza della modalità di gara.

Ovviamente i tre casi appena citati dovranno passare al vaglio della visione, che confermerà o meno ciò che è stato presentato tra comunicati e qualche indiscrezione: certo è che poco o nulla sembra cambiato da quando la stessa agenzia umanitaria per i bambini, l’UNICEF, aveva patrocinato lo show Bravo Bravissimo ideato e condotto da Mike Bongiorno, nel quale i concorrenti, presentati singolarmente, dovevano sottostare alla competizione che seppur non ostentata faceva da collante del programma, che alla fine premiava con delle borse di studio il concorrente ritenuto più talentuoso.

Le produzioni televisive che sono state finora citate sono in realtà un sintomo di un modus operandi ben più largo, in cui vanno fatte rientrate a pieno titolo anche quelle trasmissioni che, ricreate attingendo a piene mani dai programmi per adulti, hanno posto i bambini nella condizione di sembrare più delle macchiette dei grandi verso i quali gli stessi conduttori enfatizzavano l’ispirazione: di questa tipologia fanno parte gli show canori, che come vedremo più avanti hanno una genesi alquanto peculiare, nati sui canali nazionali con Ti Lascio Una Canzone (Rai 1, 2008-2015) e proseguiti sulla TV commerciale con Io Canto (Canale 5, 2010-2013).

Entrambe queste trasmissioni hanno preso spunto da un’idea comune, non per niente sia lo show condotto da Antonella Clerici sulla RAI che quello di Gerry Scotti sulla rete ammiraglia Mediaset portano la firma del produttore Roberto Cenci: l’autore e regista televisivo, passato a più riprese dalla TV nazionale alle reti dell’emittente milanese, è stato ideatore di entrambe le trasmissioni, che come accaduto per molte altre tipologie di prodotti è stato riciclato da un’azienda all’altra con alcune piccole differenze di format che ne hanno giustificato e tutelato l’esistenza contro le accuse di plagio (che pure erano state lanciate a più riprese da diversi fronti).

Parlando di intrattenimento per bambini e citando le trasmissioni di canto a loro dedicate, entrambi questi programmi si pongono in maniera forte, per moltissimi aspetti antitetica, con una delle trasmissioni più longeve dell’intero palinsesto italiano, lo Zecchino D’Oro, che ininterrottamente dal 1959 propone sì una gara musicale per bambini, ma sottolineando l’importanza della competizione tra le canzoni, scritte da autori anche di spessore ma con testi e musiche dirette in modo specifico all’infanzia, e non tra i piccoli cantanti, i quali vengono selezionati con il ‘solo’ scopo di interpretare le canzoni insieme allo storico Piccolo Coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano di Bologna che dal 1961 organizza il festival.

A questo proposito, si proverà ora ad analizzare le tre trasmissioni, partendo dapprima da un livello storico per poi parlare delle loro edizioni più recenti e dei loro sviluppi; l’attuale esclusione dai palinsesti di Io Canto e Ti Lascio Una Canzone è avvenuta in anni abbastanza recenti, con l’ultima edizione del programma della Clerici che è stata trasmessa nel 2015, mentre Scotti ha chiuso il proprio nel 2013, così che è possibile contestualizzarli nell’attualità della televisione italiana senza che essa, negli ultimi tre anni, abbia visto particolari cambiamenti o innovazioni che possano pregiudicare la coerenza storica di ciò che si andrà dire riguardo a questi programmi.


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