La storia di Sara Casali

La storia di Sara Casali

“Mille voci”… una voce… cantavano gli alunni della mia mamma nel corso della recita scolastica di fine anno. Mi piaceva ascoltarla e in casa c’erano tanti vinili coloratissimi degli Zecchini degli anni 80.
Guardavo le faccine dei solisti stampate sul retro dei dischi e la foto di gruppo dei bambini del Piccolo Coro con quella divisa scozzese. Erano così sorridenti, sicuramente si divertivano da matti…
Venne il Piccolo Coro a cantare nella mia parrocchia e io trovai, non si sa come, il coraggio di andare personalmente da Mariele a chiedere il permesso di farne parte… e la risposta fu: “vieni a fare le selezioni, ti aspettiamo all’Antoniano!”. A novembre andai anche a vedere dal vivo in studio il 31° Zecchino d’Oro, fu fantastico!
I miei genitori il famigerato pomeriggio della selezione giustamente lavoravano e non potevano accompagnarmi, così ebbi la geniale idea di andare a piagnucolare da Alfonsina: la mia vicina di casa, che prese addirittura una mezza giornata di ferie per quietarmi e portarmi all’Antoniano. Santa subito.
Qualche riga di “Cane e gatto” al pianoforte di Mariele, Antonella che faceva partire la base, il sorriso di Elisabetta che mi dava una manciata di caramelle tonde zuccherate, il poster arrotolato del Piccolo Coro con un elastico giallo… ed era già terminato tutto, con mio grande disappunto, perché avevo impiegato tanto tempo ed energie ad imparare tutta la canzone!
È cominciata proprio così nel 1989 la mia avventura in Antoniano, sono iniziati quel giorno sei anni di Piccolo Coro indimenticabili. Ho indossato anche io quelle belle divise colorate, ho cantato anche io con quei bambini tanti brani meravigliosi, ma quello che non mi sarei mai potuta immaginare è stato quello che mi ha donato a livello umano l’esperienza in Antoniano.
Mariele ci ha insegnato, ancor prima che a cantare, i valori cristiani, il senso del dovere, la lealtà, lo spirito di sacrificio e di appartenenza a qualcosa di importante. “Portare il sorriso alla gente, perché noi siamo nati fortunati, in tempo di pace, con una famiglia e non abbiamo conosciuto la fame”: era questa la nostra missione.
Ogni bambino poi veniva assegnato ad uno più esperto, e la mia maestra fu Nadia (alias “Nadiola”) che non faceva mai “la spia” e che mi aveva virtualmente adottata. Poi, a mia volta, ebbi qualche anno più tardi un piccoletto da istruire: Alessio (una decisione rivelatasi nel tempo un misto tra la Provvidenza e il delirio).
Ricordo il sorriso di Padre Berardo che ci veniva a salutare durante le prove e che mi chiamava “Sarà” e commentava il fatto che fossi sempre insieme alla inseparabile Elena.
Qualche volta veniva a trovarci anche Cristina d’Avena, ed era un’emozione incredibile: erano i tempi dei suoi telefilm, di “Gioca e suona con Cristina” e dell’ambitissima pianola verde acqua, stonata come pochi giocattoli al mondo appena cominciavano a finire le pile. Avevo tutte le sue cassette, ero praticamente una ultras ed ero convinta che anche lei vedesse le puntate dei cartoni animati e ne sapesse in anteprima il finale, cantandone le sigle (chissà perché poi…).
Liliana, Elisabetta ed Antonella, con spirito pratico e sensibilità, risolvevano i mille rompicapo della gestione di decine e decine di bambini e genitori. Una pazienza da rasentare la santità… ma quando Liliana esclamava: “Conto fino a tre! Uno!” era silenzio totale. Nessuno sa dire cosa ci sia dopo l’ “Uno!” perché non è mai dovuta arrivare al “Due!”. E poi c’erano le sorelle Basso dell’Ufficio Stampa, Milvia, e il Signor Luigi che masticava sempre l’elastico…
Ricordo il giorno in cui, insieme ad un giovanissimo Alex, inaugurammo la nuova sala d’incisione registrando la canzone “L’aquila”: quanti pulsanti, quanti bottoncini, li conosceva tutti uno per uno… Ai miei occhi era davvero una magia! Ho impresso il profumo di saponetta quando mi avvicinavo a Mariele e i ricordi delle tante ore in sala insieme ai Maestri Zavallone, Martelli, Proni e, in seguito anche al M° Merlo.
Quando diventavi un corista esperto, tecnicamente un “vecchione”, era buona norma aiutare i vari settori nel corso dell’incisione, e quindi ti improvvisavi alto A, alto B, medio, medio/basso, bassone… un macello: l’inizio della fine delle feste di compleanno dei compagni di classe. Ma che meraviglia ascoltare il Maestro Martelli che suonava la sigla di “Casa Vianello” al pianoforte assecondando le nostre richieste come un juke box!
Il palco e l’esibizione davanti a tanta gente non faceva paura, perché eravamo tutti insieme, era un momento di condivisione e Mariele ci dava sempre tanta sicurezza, suggerendoci tutte le parole e infondendoci la carica necessaria per affrontare ore di concentrazione nonostante fossimo bambini. I momenti di pausa erano davvero divertenti: sapevamo tutti i giochi con i battiti di mani, uno tra tutti “Cem Pom Pim, Po Lo Nim, Po Lo Nasti, Cem Pom Pim, Po Lo Ni, Po Lo Na…” o l’alfabeto muto quando non potevamo fare confusione… I viaggi in pullman erano una prova di tenuta fisica e mentale per i genitori: guardavamo allo sfinimento Mrs. Doubtfire, oppure portavamo giocattoli profumati o videogiochi rumorosi. Non so esattamente come siano sopravvissuti a tutto questo.
A parte gli scherzi, senza la dedizione e l’amore di genitori, nonni (e vicini di casa, come la mitica Elsa!), sarebbe stato impossibile gestire l’impegno.
Divertentissimo era girare le sigle. La primissima fu “Ho un amico che”: eravamo partiti la mattina presto solo con Mariele e le collaboratrici per andare a girarla al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, ricordo le risate con Deborah che aveva capito quanto fossi spaesata e impaurita… essere compagni di coro è anche questo! E poi “Il Gelato cha cha cha” dove eravamo stati divisi in due gruppi e io finii in quello che lanciava gelati di plastica anziché mangiare quelli veri… inutile dire quanto fossi contrariata!
Ricordo con emozione il primo incontro con il Papa e le magiche tournée in Polonia e in Bulgaria: primi veri e propri viaggi lontano da casa che ci hanno regalato gratificazioni incredibili, esperienze uniche, tanti fiocchetti colorati per i capelli regalati dalle bimbe nostre coetanee che ci venivano a vedere, e inossidabili amicizie come quella con Jola, Xenia, Karolina che continuano anche oggi… Ricordo quante volte siamo andati a cantare per gli ammalati, per donare quella speranza che non si può comprare, ma per poi ricevere da loro tanto, tanto di più.
D’estate arrivava la tanto temuta “bustona” con le 12 canzoni da imparare entro settembre… E poi c’erano i compiti: nessun esonero, ovviamente, e quindi ogni pausa era buona per tirare fuori qualche quaderno o qualche eserciziario per farsi aiutare dai più grandi. Le canzoni però erano un toccasana per la memoria e, nella mia esperienza di studentessa, sono servite parecchio.
Era bellissimo lo studio televisivo: una grande sala giochi piena di disegni e grandi cartonati da tenere però a debita distanza perché, se si fossero rovinati, sarebbe stata l’apocalisse (giustamente)! E poi ancora… le mille foto di Aldo, ed il mitico Enrico che gridava “STOOOOOP!”, gli inossidabili Fabrizio e Giulio (con la sua bandana), e le bravissime Verdi Note. Un giorno, mi dissi, sarei diventata anche io una di loro!
E così fu: appena uscita dal Piccolo Coro, Sabrina mi accolse nel coro, nonostante avessi solo 13 anni. Mi insegnò a gestire il cambio di voce, perché ero ancora davvero acerba per quel gruppo di “grandi” di cui praticamente ero una mascotte, come diceva Maddalena!
La scomparsa di Mariele mi ha lasciata senza fiato, pensavo di aver perso una guida fondamentale della mia vita, ma in realtà quello che non sapevo era che avrebbe continuato ad innaffiare di saggezza e buoni consigli molte delle mie scelte di adulta. Collaborare tutt’oggi con sua sorella Maria Antonietta, sua nipote Cecilia, Donatella e la Fondazione Mariele Ventre è per me motivo di gratitudine e un vero onore.
Far parte delle Verdi note mi ha aiutato moltissimo a superare quei giorni difficili perché ho trovato vecchi e nuovi amici, con cui crescere e condividere nel tempo momenti indimenticabili, come le tournée in Sicilia, i tanti concerti, le feste di laurea, i mille progetti… Sono sicura che dimenticherei qualcuno, quindi preferisco abbracciare virtualmente tutti indistintamente!
Sabrina ha sostituito Mariele alla direzione del Piccolo Coro e quindi è arrivato un nuovo direttore per le Verdi Note: il Maestro Stefano Nanni, che veniva dal mondo liturgico, dalla musica sacra, a cappella… e che si è ritrovato qualche anno più tardi ad incoraggiarci a scrivere canzoni dance. L’Antoniano riserva sempre grandi metamorfosi (e persone uniche). Ho potuto stringere rapporti speciali con i Maestri Fasano e Iardella e con tanti amici dei cori della “Galassia”.
Ho tantissimi ricordi legati ai Frati dell’Antoniano: Padre Marco, Padre Ernesto, Padre Benedetto, Padre Celestino, Fra’ Gian Gabriele… ed è stato emozionante sposarmi con Simone proprio in quella Chiesa, con rito celebrato da Padre Alessandro.
Ci sono tante persone nuove rispetto a quando sono entrata: le amiche dell’ufficio Stampa, dell’amministrazione, del montaggio, della sartoria, Angela, Daniela, i tecnici,  il nuovo Direttore Fra’ Giampaolo, i preziosi volontari della Onlus, i fratelli/figli Boriani di cui ho perso il conto e i tanti sostenitori, di tutte le età, della Famiglia Antoniano che ho conosciuto o ritrovato anche grazie a Facebook.
Insieme ad Alessio (il bimbo che mi appioppò Mariele!) abbiamo avuto la possibilità di scrivere alcuni brani per le Verdi Note, di cui tuttora facciamo parte anche come responsabili, nella speranza di poter restituire alle nuove generazioni almeno parte di quello che abbiamo ricevuto da questo meraviglioso mondo.
In particolare conserva un posto speciale nel mio cuore il nostro omaggio a Mariele intitolato “Il segreto (per Mariele)” cantato dalle Verdi Note, dal Piccolo Coro e da Cristina d’Avena in occasione del ventennale dalla scomparsa. È una canzone che, secondo noi, Mariele ci ha regalato, perché è stata scritta davvero in pochi minuti, e che in realtà contiene anche le parole con cui tutto per me ebbe inizio: un coro a “Mille voci”.